Passaggio
Sento qualcosa: è il dolce suono del silenzio che sta con me nei momenti di sconforto.
Quando chiudo la porta: musiche rilassanti, movimenti dolci e lenti, profumi lontani…
A volte in me c’è rabbia e dolore. Ma forse in ognuno di noi c’è semplicemente ogni cosa.
Se butti una pietra in un lago c’è di sicuro una reazione: il lago non rimarrà fermo.
Poi tornerà al suo stato originario.
Allo stato originario siamo senza forma, inesistenti. Tutto è silenzio.
Poi un sasso… e tutto si muove. Si crea il suono e il movimento.
Sono stati dell’essere.
Anche il silenzio e l’immobilità sono stati.
In verità non c’è alcuna forma originaria: quando c’è il movimento c’è il movimento, quando c’è la quiete c’è la quiete.
Nessun origine, nessun termine.
Il problema sorge nella non accettazione, nel voler ricreare un momento passato o che non c’è mai stato.
Tutto muta incessantemente e non ci sono momenti uguali o più uguali ad altri.
L’immaginazione crea paradisi, divinità, speranze.
Ma questo porta solo a frustrazione poiché questo corpo muta: nasce, matura, muore.
C’è un bisogno di calma in me.
La metafora del ciclone è frutto dell’immaginazione: qualcosa che dentro è immobile, fuori si muove.
Non riesco a scrivere autobiografie: proprio non ce la faccio… Mi piacciono le metafore. Parlando del tutto parlo di me stesso… e del resto come potrebbe essere diverso? Non possiamo trattare ciò che non ci appartiene. Ma poi ogni cosa torna al proprio posto: perché abbiamo una radice comune.
L’oceano si solleva e modifica per via degli eventi esterni come il vento o i terremoti.
Io e te siamo lo stesso oceano, ma siamo diversi l’uno dall’altro per via degli eventi esterni.
Siamo onde diverse, qualcuno è più alto, qualcuno più tormentato, qualcuno più spaventoso.
La radice però è comune: altrimenti non si spiegherebbe l’empatia, lo stesso sentire.
Quando parlo o scrivo suscito qualcosa in te che parla della nostra radice comune.
Fra noi, non c’è alcuna differenza.
Ma cosa sono questi eventi esterni che danno forma alle onde, e le fanno “apparire” in certi modi piuttosto che in altri?
L’oceano è solo una metafora.
Che differenza corre fra onda e oceano? Una differenza apparente. Prima o poi l’onda torna nell’oceano da cui non si è mai separata.
Che cosa stai cercando quindi? Poiché già sei.
La ricerca crea solo dolore.
Stai cercando qualcosa che è impossibile da trovare: te stesso.
Da dove nasce il vento? Da dove nascono i terremoti che generano gli tsunami?
L’oceano è solo una metafora: il vento, i terremoti… nascono da noi stessi. Noi siamo il pianeta: i venti creano le forme nel mare, ma i venti nascono dentro il pianeta stesso.
Nulla è all’esterno che non sia già all’interno.
E che cosa è il pianeta? Un granello di universo…
Sono solo concetti limitati generati da menti limitate.
Servono a comprendere. Forse.
Noi non siamo solo un oceano o un pianeta o l’universo. Siamo il tutto e il nulla…
Poiché dove sta il nulla se non nel tutto?
E dove sta il tutto? Nel nulla.
Ora io guardo il cielo… Chi è questo “io” che guarda?
Una manifestazione infinitesima del tutto/nulla.
Le forme si succedono infinitamente e il tempo e lo spazio ne fanno parte.
Una pietra può vivere tanti anni prima di essere disgregata dall’atmosfera. Un uomo può vivere alcuni anni… Ma dove sta la differenza?
Non c’è nessuna differenza. Eppure ci sono mille differenze. Le differenze e le uguaglianze sono solo espressioni di un linguaggio che non può esprimersi totalmente
Come può una mosca descrivere l’universo? Per lei non esiste universo migliore che una zuccheriera nella quale nascondersi e ricoprirsi di piaceri dolcissimi.
Forse potrà descrivere una stanza, ma la sua attenzione sarà sempre verso quel piacere estremo.
Forse riuscirà a scappare dalla finestra, ma quanto universo potrà conoscere e di conseguenza descrivere?
E tu, quanto universo puoi descrivere?
Il sapere nasce dal limite: se ti poni un limite puoi descrivere ogni cosa. Se raggiungi l’universo, se senti di essere tutt’uno col suono e col silenzio… e so che almeno una volta hai provato ciò che sto esprimendo qui con un linguaggio troppo limitato.
Se senti di essere uno col silenzio e col rumore, il tuo sapere scomparirà. Che cosa mai potrai descrivere? Le parole saranno rimaste indietro anni luce. I tuoi sensi si saranno persi.
Che cosa accade quando nasce un’onda? Fermati sulla spiaggia: il vento soffia, l’onda sale e raggiunge un limite.
Tu osservi.
Poi l’onda si avvicina a te… ma ha paura. L’acqua ha paura della terra… E così pian piano si abbassa e scompare.
Tu osservi.
Così questo corpo: quando c’è, cosa accade? C’è un corpo e poi tutto quello che puoi vedere attorno a te. E’ come la mosca nella stanza… Può vedere tutto ciò che c’è anche se la sua attenzione è puntata sulla zuccheriera.
Così tu punti la tua attenzione verso il desiderio: perché ti senti limitato. Ma puoi anche vedere molto di più.
Chi desidera è colui che crede nei propri limiti: che cosa potrebbe fare la mosca senza il suo zucchero? Ma se potesse immaginare di essere una col tutto/nulla potrebbe fuggire da quella finestra e scoprire altri mondi.
Ma sono limiti.
Anche gli altri mondi sono limiti.
Non ha senso dire “sono il tutto/nulla”. E’ solo un’espressione limitata perché nasce da un linguaggio limitato.
L’unica cosa che la mosca potrebbe fare sarebbe rimanere in silenzio…
Al massimo potrebbe rimanere in silenzio…
Come quando sei così sorpreso che rimani senza fiato e immobile.
Quando questo corpo c’è, cosa accade? Ci sei tu e c’è il tutto e il nulla. Ci sei tu e c’è l’oceano con le sue immense onde. Ci sei tu, il silenzio e il suono.
Quando l’onda si ritrae cosa rimane? L’oceano.
Quando questo corpo non c’è più cosa accade? Accade Dio.
Mentre cammini ci sei tu, i tuoi desideri, il tuo sapere… ma quando non ci sei più c’è il tutto e c’è anche il nulla. Ma siccome nessuno può dargli un nome, allora esiste solo la purezza.
Come una perla bianca nelle profondità dell’oceano: perfetta e silenziosa.
Se sei sulla spiaggia, il mare può farti ricordare cose spiacevoli. Forse sei stato picchiato in riva al mare, forse il mare ha portato via qualcuno a te caro.
Ma quando tu non ci sei, allora rimane solo il mare.
Senza ricordi, senza giudizi.
Ecco cosa accade.
Quando questo corpo c’è, accade il giudizio. Ogni cosa appare in un certo modo: i sensi, le aspettative, i ricordi e la personalità servono a dare un colore alle cose. Servono a catalogare.
Quando questo corpo non c’è più, rimane solo la realtà. C’è solo libertà.
Non siamo più un onda. Siamo l’oceano.
E non siamo solo l’oceano, siamo anche il vento. Siamo l’universo. Siamo l’infinito tutto/nulla che muta in ogni istante.
Dio è questo: un uomo, una donna, un bambino,  un fiore e tutti i fiori dell’universo contemporaneamente. E’ il tempo e l’eterno. E’ la nascita, la maturazione e la morte.
Non ha desideri, eppure desidera.
Egli è in ogni forma, si trasforma continuamente.
Egli è informe e rimane costantemente immobile.
Ricorda una cosa.
Eri sulla strada.
Io ero con te, al tuo fianco.
All’improvviso la campana, con un tocco, ha creato il tempo.
Hai alzato la testa.
Un tocco, e la tua testa si è alzata alla ricerca di quella campana che non vedevi.
Intanto il suono continuava ad affievolirsi.
E quando hai trovato la campana il suono era ormai scomparso.
Ma io ero sempre con te, al tuo fianco.
Io sono il silenzio che ti accompagna quando cammini lungo la strada polverosa e piena di sassi. O quando la neve scende lenta bagnandoti i capelli.
Senza di me non esiste alcun suono.
Quando la campana ha suonato io ero là anche se non mi vedevi: cercavi qualcos’altro.
Poi hai trovato ciò che cercavi, e così hai creduto di avermi perso.
Ma io sono sempre con te.
In verità io sono te e tu sei me.
Senza noi, nessun suono può esistere.
Noi siamo il suono e il silenzio.
Siamo ciò che cerchiamo e nulla è al di fuori di noi. Nulla è al nostro interno.
Tutto è sempre al proprio posto, anche se non c’è.
L’affanno e il dolore, la gioia e il piacere sono fenomeni mobili. Cercare e trovare: tutto fa parte di ciò che è e di ciò che non è mai stato.
Non condannare il giudizio: esiste quando esiste, cessa di esistere quando non deve esistere.
Tutto accade come il suono della campana.
Senso e non-senso esistono solamente nel linguaggio.
Ma anche il linguaggio fa parte dell’oceano: quando il vento soffia nell’orecchio ti porta le storie e i ricordi di chi è stato e di chi non è ancora arrivato.
Se credi sia giusto aspettare, aspetta. Altrimenti parti: l’attesa e l’azione producono lo stesso suono.
Quando osservo l’oceano, dallo scoglio più alto, mi perdo nell’unione fra cielo e acqua. Non vedo più niente, eppure esisto.
Quando non esisto, allora ogni cosa sta esistendo: ho solo lasciato un po’ più di spazio al mondo. Un mondo puro, non contaminato dalle parole.
Quando il suono di questo corpo si estingue, non aver paura. Non aver timore di avermi cercato nella direzione sbagliata. Io sono e non sono.
Perché sono te.
Finché tu ci sarai, anche io ci sarò. E quando non sarai, allora non saremo più.
Nulla nasce e nulla muore mai. Tutto nasce e tutto continuamente muore.
Ma queste sono solo parole.
Se chiudi gli occhi, capirai.
Il vento ha portato un petalo
Sul palmo della mia mano.
Non devo far altro
Che lasciarlo andare.
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21.12.2012

Per alcuni la fine del mondo, per altri la fine di un mondo.
La fine, comunque.
Il popolo Maya ha previsto una inversione del campo magnetico terrestre e altri fenomeni che potrebbero creare disastri e che si verificano periodicamente. In particolare ogni 1 milione e 872000 giorni.
L’era che ora stiamo vivendo ha avuto inizio il 13 agosto dell'anno 3114 prima di Cristo e finirà il 21 dicembre 2012 dopo Cristo.
Il calendario Maya è così preciso, fatto da sacerdoti che erano anche astronomi, filosofi e scienziati, che l'eclissi solare dell'11 agosto 1999 si è verificata con 33 secondi di ritardo rispetto al tempo previsto dai Maya, previsione fatta intorno al 3.000 a.C.
In particolare i Maya individuano un periodo di tempo di 20 anni precedente alla “fine” chiamato “il tempo del non tempo”.
In questo periodo apparirà una cometa o asteroide. La sua traiettoria potrebbe impattare sulla Terra.
Su tutti i giornali è apparsa una notizia: l’Inghilterra e la NASA sono in allerta perché non si esclude che un asteroide o una cometa possa presto impattare sulla Terra. E’ inoltre degli ultimi anni la diramazione ufficiale in tutti i giornali della notizia dell’esistenza di una fascia di asteroidi che si sta avvicinando molto pericolosamente alla Terra.
Tuttavia, secondo la profezia, già nel 2012 si sarà ristabilita una situazione armonica dell'universo, che sta partendo verso un nuovo giorno: ci sarà una nuova energia e dobbiamo prepararci ad essere i piloti di un grande e nuovo universo.
 
250.000 anni fa viveva sulla terra un uomo. L’uomo di Neanderthal
Seppelliva i propri cari: credeva in un aldilà. Un mondo probabilmente migliore dove potesse trovare cibo a non finire senza grandi sforzi, acqua a basso prezzo, felicità e gioia.
250.000 anni fa… Se non sapessimo che questo uomo è considerato “primitivo” allora diremmo che è uguale all’uomo “sapiens sapiens” odierno.
Misteriosamente un giorno l’uomo di Neanderthal scomparve. Scomparve 30.000 anni fa.
Come le tante specie di farfalle che si estinguono ogni giorno in Amazzonia, anche una specie umana si estinse. Per fortuna era “primitiva”.
 
Circa 20 miliardi di anni fa si formò l’universo.
4 miliardi di anni fa la terra.
500 milioni di anni fa i pesci e poi i rettili.
60 milioni di anni fa arrivarono i mammiferi.
Poi 2 milioni di anni fa alcune specie cominciarono a camminare su due zampe. Erano i primi uomini.
250.000 anni fa abbiamo visto il Neanderthal, molto simile a noi a parte un po’ più di peli.
200.000 anni fa l’uomo Sapiens, che non si è ancora estinto.
 
La natura ha supportato l’uomo fino a 200.000 anni fa: lo ha aiutato ad evolversi.
Da 200.000 anni l’uomo non si evolve. Questo perché ora deve evolversi in maniera cosciente: è finita l’epoca dell’assistenzialismo della Natura.
Ora l’uomo deve cercare dentro si sé ed evolvere da solo.
Qualche uomo c’è riuscito, ma il resto aspetta ancora la Natura.
Sono passati 200.000 anni.
 
Ma ora il momento è giunto! Lo hanno detto i Maya!
Finalmente la “natura” (o Dio, gli Angeli, l’Universo, l’Energia… chiamatela come vi pare) sta arrivando.
Ci possiamo sdraiare al sole e attendere: male che vada ci sarà un cataclisma tremendo (tipo quella che fece estinguere i dinosauri), ma dove i “buoni” si salveranno. Oppure, se le cose vanno bene, ci sarà addirittura una evoluzione planetaria. In pratica il 1 gennaio 2013 saremo tutti buoni!
Che bello!
E non ci saranno più le guerre, gli omicidi, l’inquinamento, il sistema bancario, le tasse, l’odio, il capitalismo e i partiti politici.
Eppure ci saranno le macchine, l’energia elettrica, la “sana” competizione, il “sano” capitalismo con una conseguente crescita economica. Tutto ecologico!
Anche i soldi saranno ecologici!
O forse tornerà il baratto… Io ti do i frutti del mio orto (mele, pere, limoni) e tu mi dai una casa. Ottimo (ed equo)!
 
250.000 anni fa un uomo che la scienza chiama “primitivo” sognava un paradiso mentre seppelliva i propri morti.
Oggi, alle porte del 2012, l’uomo sogna un paradiso, mentre seppellisce i propri morti.
L’uomo sogna.
E non c’è nulla di male a sognare.
 
Qualche giorno fa esco di casa e vado in piazza. Incontro un tizio che mi dice che la fine del mondo è vicina. I segni sono palesi: terremoti, maremoti, violenza, morte, crisi economiche. Poi mi dice che oltre a questi segni c’è una nuova coscienza umana: l’uomo ha compreso che bisogna cambiare. Che ha compreso che bisogna prendere in mano il proprio destino.
I segni sono palesi.
 
I segni sono palesi?
 
Terremoti, maremoti, violenza, morte, malattie: sono “entità” nuove?
Terremoti e maremoti di gigantesche proporzioni si sono abbattuti sull’umanità da quando esiste il pianeta terra. I dinosauri si sono estinti.
Vogliamo parlare della violenza? I primi clan umani esistenti sul pianeta terra si trucidavano, erano dediti al cannibalismo, gli stessi Maya usavano pratiche truculente e sacrifici umani inenarrabili.
Le guerre di conquista non erano violente? Che cosa fece Alessandro Magno? E l’impero romano? Stupri erano all’ordine del giorno.
E le torture medioevali? Le guerre religiose? Gli omicidi in nome di dio o in nome del maschilismo?
La morte c’è sempre stata… E le malattie? La peste, la lebbra, il vaiolo. La gente in passato moriva come le mosche!
Oggi grazie alle norme igieniche molte malattia sono quasi un ricordo.
E oltre all’igiene ci sono i mass media: e così ci si stupisce del terremoto. Prima semplicemente non lo si conosceva.
Si usano più psicofarmaci (ma perché in passato non erano stati inventati: il fenomeno dell’uso di stupefacenti e sostanze inebrianti risale all’inizio dei tempi).
C’è una crisi di valori?
Ma i filosofi si ponevano i dubbi sulla crisi di valore già ai tempi dell’antica Grecia! La corruzione esisteva nell’impero romano e anche prima!
E questo solo perché abbiamo qualche documento scritto: ma sono sicuro che anche prima la gente si ponesse degli interrogativi. E non solo i filosofi!
Buddha 500 anni prima di Cristo parlava del fallimento della mente. 500 anni dopo, Cristo, diceva le stesse cose.
Nelle scritture religiose oientali, medio-orientali, nordiche risalenti a migliaia di anni fa si parla di crisi esistenziale. A che pro, infatti, la nascita della “spiritualità”? A che pro tutti gli spiritualisti che fin dal’alba dei tempi parlano di crisi?
250.000 anni fa l’uomo di Neanderthal usava un rito funebre!
 
Non saprei. A volte mi sembra strano.
E’ da quando ci siamo che cerchiamo conforto: ed è normale!
Certo c’è stato il movimento femminista; la crisi di quelli che venivano considerato valori e che oggi mettiamo in discussione.
A parte che poi bisognerebbe andare a vedere se veramente questi diritti sono rispettati o se siamo come tanti anni fa, ed è solo una facciata dire “che siamo più civili e meno malati”, ma al massimo possiamo dire che siamo gli stessi di sempre.
Ognuno con i propri problemi che aveva anche l’ominide che oggi la scienza considera “primitivo”. Primitivo perché forse non riusciva ad inquinare o a usare il cellulare.
Ecco al massimo diciamo che nulla è cambiato.
Ma non possiamo dire che si sta peggio! L’età media è aumentata, molte malattie non esistono più, oggi sono libero di scrivere questo mio pensiero e di comunicarlo visto che non viviamo in una dittatura.
Ok, ok… Mi dite che la vita è più lunga ma siamo vuoti dentro; che le malattie di un tempo sono state sostituite da malattie “spirituali”; che la democrazia in realtà è solo di facciata perché i mass-media controllano tutto.
Va benissimo!
Ma non diciamo che prima si stava meglio!
Basta leggersi il buon Marchese de Sade; qualche cronaca dello sterminio degli Indios in America; andare a vedere l’esposizione di macchine di torture medioevali e via via indietro nel tempo.
Non si stava meglio.
Al massimo si stava uguale o peggio.
 
Allora uno dovrebbe porsi il dubbio… Almeno leggersi qualche libro di antropologia così per curiosità. Leggersi le operette morali del Leopardi o di qualche filosofo esistenzialista ché ci sono sempre stati.
Il male di vivere risale alla comparsa dell’Homo Sapiens: un uomo che ha dovuto affrontare in termini di “sopravvivenza” il concetto di morte.
Ha creato idee, pensieri, rituali che lo potessero fare sopravvivere davanti a quella ineluttabile verità.
La morte.
Perché questo corpo è così delicato… Ci vuole una energia per tenere insieme tutte la parti di un organismo che nemmeno si immagina. Forse non la possiede nemmeno il sole!
 
E mi si dice che bisogna abbandonare la mente, perché la mente è il danno. La mente allontana dal cuore.
Sì certo. Il cuore è fondamentale. Senza il cuore non si sopravvive.
Ma senza mente? Puoi essere un vegetale su un letto di ospedale, il cuore batte sì. La mente sogna. Ma non me lo può comunicare.
Io non so cosa accade.
Ma è grazie a questa mente che io posso comunicare con voi e voi potete parlarmi.
Allora ci vuole il cuore e ci vuole la mente.
Ma prima cosa c’è?
Senza questa bocca come faccio ad esprimere Dio?
Allora di sicuro prima viene la materia. Poi lo spirito.
O lo spirito si incarna nella materia, è lo stesso.
Ma questi sono sofismi.
Sappiamo bene che se apriamo il cranio e tocchiamo i punti giusti del cervello possiamo avere visioni paradisiache o incubi infernali.
Certo quelle sono realtà per chi le vive! Non puoi dire a qualcuno che ha una allucinazione che le cose che vede non esistono. Al massimo può conviverci, ma come fa a credere al cento per cento che non esistono?
Non può. Tutto qui.
Si può solo fidare.
 
Allora se la vita non ti piace, se vedi cose che ti fanno stare male… E badiamo bene: sono le stesse cose che facevano stare male chi ci ha preceduto!
Se vedi la violenza e hai una morsa al cuore.
E’ normale: poiché il dolore, la violenza, la malattia sono contro il fenomeno della vita! E’ normale che l’istinto di sopravvivenza ci faccia stare male e ci faccia porre dei dubbi!
Se la vita non ti piace, se là fuori ci sono cose che ti sfanno stare male.
Allora puoi solo fidarti.
E oggi ci sono i Maya.
Una volta quando c’era meno informazione c’erano le profezie dell’Apocalisse di Giovanni. Ma ora sono passate un po’ in secondo piano perché non va più di moda.
Meglio dire “io credo agli alieni” che dire “la Bibbia dice…”. Fa un po’ da bigotto cattolico.
E allora ti fidi.
Come il tizio che ha le allucinazioni: per vivere deve fidarsi. Deve fidarsi di quello che gli dice che le allucinazioni esistono solo nel suo cervello. E così può conviverci.
Certo non potrà proprio crederci al cento per cento, però almeno si dà una certa spiegazione.
E così oggi.
“Beh quello che vedo non mi piace, ma i Maya (o chi per loro) mi rassicurano. Verrà un nuovo mondo, fatto di pace e amore.
Dove tutti avranno la macchina e non inquineranno.
Tutti avranno i soldi e non ci saranno poveri.
Tutti finalmente potranno esprimere la loro creatività e il loro potenziale e tutti li acclameranno per le loro virtù.
E non ci saranno più i terremoti, le guerre, i partiti politici.
Internet servirà solo per conoscere nuovi esseri di luce.
Non si morirà più o forse si sarà sicuri che questa vita non sia l’unica vita perché sarà sceso Dio stesso a confermarcelo!
Non ci saranno più stupri, ma solo amore.
Amore vero. Quello dei poeti… Un amore quasi artificiale di plastica, però perfetto!”
 
Io non sono contro i sogni.
Ma i sogni potrebbero diventare incubi. Perché quando non si è svegli, chi è sveglio può farti quello che gli pare.
Se il 21 dicembre 2012 vedete che sono atterrati gli alieni a Los Angeles… E se poi dovete correre in farmacia perché vi dicono che dovete vaccinarvi contro l’influenza aliena perché il nostro organismo non riconosce quei virus…
Se qualche organismo internazionale deve prendere il potere nelle sue mani per la sicurezza mondiale, visto che non si sa se gli alieni siano bellicosi o meno…
Se in medio-oriente frotte di angeli stanno combattendo contro i demoni per riconquistare l’universo e liberarlo dal male…
Se c’è un’esplosione nelle viscere della terra e i morti cominciano a uscire dalle tombe e qualche divinità sumera atterra sulle piramidi egizie…
Io starei attento perché queste cose sono già successe.
Le avete viste al cinema!
Si sa che oggi molte guerre vengono combattute grazie ai mass-media che fanno credere una cosa ed invece è l’esatto opposto.
Ad Hollywood, gli alieni sono già arrivati e li hanno già proiettati sul grande schermo centinaia di volte.
L’unica cosa che ha fatto la differenza è che fino ad ora vi hanno detto che E.T. era finzione.
Ma se vi dicono che non lo è?
Magari diremo “finalmente, i Maya hanno avuto ragione. Non ce la facevo più a vivere così!”.
E tutti ad acclamare i nuovi visitatori, tutti a farsi il vaccino, tutti ad acclamare un governo unico mondiale che ha a cuore solo il “benessere” degli uomini o anche un governo presieduto da marziani che vogliono riportare la “pace” nella galassia.
 
Io non sono contro i Maya , contro i profeti, contro chi volete voi. Meteoriti potrebbero arrivare e distruggere il mondo anche in questo istante. Come è già accaduto.
Potrebbero arrivare angeli, divinità, santi, demoni, energie sconosciute, alieni.
Oggi stesso tutti potrebbero diventare buoni (o cattivi).
Dico solo che bisogna cominciare da noi. Da quello che c’è dentro il corpo e forse qualche centimetro fuori.
Andare fuori anni luce e riversare la colpa sul resto del mondo e cercarvi anche la soluzione, è sempre stato fatto.
Da 250.000 anni le cose non sono cambiate molto e se lo sono, lo sono cambiate in meglio (almeno all’apparenza), ma questo è l’errore.
Colorare il passato di zucchero, perché il presente dove si vive è sempre peggiore.
E’ peggiore perché sei tu a viverci. E pensi sempre che oggi sia peggio di ieri invece di pensare che in ogni epoca ognuno ha avuto i suoi problemi e tu non sei un eroe. Sei come tutti gli altri. Anche in passato hanno pensato le stesse cose che pensi tu e lo faranno anche in futuro.
 
In oriente qualcuno creò una cosa che si chiama meditazione.
Oggi hanno commercializzato pure quella…
“Meditazione” non è un metodo, o forse lo è… ma che porta a nulla o forse porta a qualcosa.
Meditazione è l’osservazione di ciò che è.
Anche a quei tempi in oriente, e si parla di migliaia di anni fa, qualcuno vide che si moriva, ci si lamentava, si stava male. E comprese che il dolore derivava proprio dal non voler comprendere che la vita si svolge solo in questo istante e che solo in questo istante esiste la perfezione.
Il dolore deriva dal credere che ci possa essere una situazione o un momento migliore di questo.
 
Ma solo questo momento è perfetto. E non perché ci sia qualcosa di speciale… No! Semplicemente perché non esiste un altro momento. Esiste solo questo.
In questo istante in cui sto scrivendo, esiste solo questo istante. Il passato se ne è andato, il futuro non arriverà mai. C’è solo un istante e poi il successivo.
Questo istante è perfetto non perché non ci sia dolore: se in questo istante hai mal di testa, il dolore c’è! Ma è perfetto perché è l’unica cosa che esiste.
Il passato o il futuro non esistono, sono solo ricordi o aspettative. Esistono come funzioni mentali. E per questo motivo hanno la loro utilità: la memoria serve a ritrovare casa quando si torna dal lavoro, a ricordare come si chiama un nostro amico e via dicendo.
Ma sono funzioni mentali. Se la mente muore o si ammala e i ricordi non funzionano più, l’unica cosa che rimane è questo attimo presente.
Che è reale.
O almeno così ci dicono i sensi, ma per tornare all’esempio del tizio con le allucinazioni per lui la realtà sarà quella.
Quindi non si può dire nulla, eccetto che esiste un mondo mentale e un mondo esterno a cui ci rapportiamo attraverso i sensi.
Il mondo esterno è reale per forza perché comunque, anche se non fosse reale, tu lo stai vivendo. Se fosse un sogno, comunque qualcuno lo sta vivendo.
Qualcuno c’è.
Al massimo non esiste nulla al di fuori di te: nemmeno io esisto, perché potrei essere un tuo sogno, ma tu devi esserci perché vivi questo sogno.
Quindi male che vada esisti solo tu. Ma comunque esisti.
C’è una autocoscienza.
 
Questo qui che scoprì la meditazione disse: “al massimo esisto solo io. Passato e futuro sono funzioni mentali. E siccome ho questa autocoscienza del fare, allora esiste solo questo momento presente. La perfezione è quindi solo ora, perché solo ora c’è qualcosa che esiste. Solo ora c’è qualcuno che può raccontare tale esperienza. Il resto risiede nella mente. E anche se questo istante risiedesse nella mente, comunque io ho autocoscienza di questo attimo che muta”.
 
La meditazione è vivere ora.
Niente di più.
Certo poi come con i Maya anche qui la meditazione divenne qualcosa “per stare meglio” allora si disse che c’era qualcosa di perfetto da qualche parte (come è il paradiso o l’aldilà)  e che per raggiungerlo bisognava meditare.
Insomma la meditazione divenne un metodo, tanto per commercializzare pure questo.
Ma la meditazione non è un metodo.
E’ stare qui.
E siccome non si può far altro che stare qui, allora la meditazione è l’unica cosa reale.
Ma si sa… le cose facili sono le più difficili.
Qualcuno disse che c’è uno stato definito “illuminazione” da raggiungere e che per farlo ci vuole la meditazione (o qualche altra tecnica).
Chi lo disse? Gli stessi che oggi dicono che per stare meglio bisogna aspettare il 2012. Perché ora si sta male e quindi bisogna fare qualcosa o almeno aspettare che l’universo faccia il suo dovere.
Ma non esiste nessuno stato di illuminazione. Non esiste uno stato migliore dello stato in cui siamo ora perché questo istante è l’unico reale. E se esistesse uno stato migliore sarebbe comunque irreale e quindi inesistente! Perché ora non esiste e quindi non può esistere.
Allora anche se mentalmente questo istante è uno schifo, almeno è l’unica cosa che esiste!
E’ come essere stati catapultati nel mare dopo che la nave è affondata: se troviamo un pezzo di tavolo galleggiante non diciamo certo che è esteticamente brutto! E’ l’unica cosa reale che ci può portare da qualche parte! Pensare che arriverà una nave a salvarci ci può aiutare certo a non cadere preda della disperazione, ma in quell’istante non serve a nulla se non c’è anche il pezzo di legno galleggiante!
La meditazione è quindi vivere ora. Perché solo “ora” esiste. Il resto sono funzioni mentali.
E se la mente facesse cilecca, saremmo nella merda!
A quel punto dovresti per forza vivere il presente. Ma non saresti libero perché non ti ricorderesti nemmeno cosa sia la libertà.
 
Il maestro zen Dogen dà una spiegazione a parer mio illuminante di cosa sia la meditazione.
Egli dice “noi non ci sediamo in meditazione per raggiungere l’illuminazione. Sedersi in meditazione è illuminazione”. Quindi questo maestro ci dice che non puoi usare la meditazione per chissà quale scopo.
Ogni tanto in libreria vedo titoli come “meditare fa bene”, “la meditazione per smettere di fumare”. Ma questo è assurdo! Se meditare fa bene, vuol dire che se mediti come minimo non stai tanto bene e quindi lo fai per migliorare! Ma questo stravolge il significato stesso della meditazione: dove si dice che sei perfetto! Che non esiste un istante più perfetto di questo o uno stato migliore di questo, semplicemente perché esiste solo questo istante e anche se fosse uno schifo secondo i tuoi canoni, è l’unico che c’è. Il resto sono funzioni mentali o cerebrali.
Meditare per smettere di fumare? Questo presuppone che il fumo sia sbagliato, che faccia male e mille altre cose. E allora questo istante non è più perfetto: stiamo coltivando il sogno che “se mediti allora arriverà un istante in cui starai bene”, ma questo si oppone al significato della meditazione.
Quindi Dogen dice: la meditazione non serve a niente. Non ti devi sedere in meditazione per ottenere qualcosa. Non otterrai assolutamente nulla in più di ciò che hai o sei già.
“Noi non ci sediamo in meditazione per raggiungere l’illuminazione”: perché l’illuminazione sarebbe lo scopo supremo. Se non ci sediamo per lo scopo supremo, figurati se ci sediamo per smettere di fumare!
“Sedersi in meditazione è illuminazione”: cioè sedersi in meditazione significa aver raggiunto l’illuminazione, lo scopo supremo!
E’ come dire se ti siedi ti illumini, appena ti alzi non sei illuminato.
Come un interruttore: se ti siedi a meditare sei acceso (illuminato), appena ti alzi dalla sedia dove hai meditato ti spegni (non sei illuminato).
E’ una frase dal significato molto profondo!
Cioè quando medito, io esisto. Sono illuminato. Esisto io che osservo il mio corpo, i miei pensieri, le mie paure, ciò che accade.
Quando non medito, io non esisto. Non sono illuminato. Chi esiste? Il mio corpo, i miei pensieri, le mie paure… Ma io non ci sono più! Perché mi sono identificato: cioè sono la mia paura che non riuscirò a uscire da una certa situazione; sono i miei pensieri; sono le mie idee sul 2012 o su Neanderthal; sono questo corpo che prova dolore.
Ma quando medito si crea uno spazio: da una parte ci sono io e dall’altra c’è la mia paura che non riuscirò a uscire da una certa situazione; ci sono i miei pensieri; ci sono le mie idee sul 2012 o su Neanderthal; c’è questo corpo che prova dolore…
Ed io posso osservare tutto ciò.
Io posso osservare quelle cose perché non sono quelle cose!
Sono qualcosa di inspiegabile. Sono consapevolezza.
 
E per concludere con una metafora orientale…
Siamo le onde del mare. In superficie siamo tutti diversi. Chi più scuro, chi più chiaro a seconda dei diversi riflessi della luce, della posizione di ognuno di noi, del tempo.
In superficie… E ogni onda si crede unica. Nonostante veda benissimo che sia composta dalle stesse cose delle onde che le stanno accanto o che l’hanno preceduta, essa si vede diversa.
E comprende in sé che la fine si avvicina perché il vento non può soffiare sempre nella stessa direzione ed anche la spiaggia ormai è prossima.
Allora inizia a fantasticare… Si crea un paradiso, un inferno. Inizia a concepire un complesso sistema filosofico che possa salvarla. E mentre pensa e fantastica, in un battibaleno, la spiaggia è arrivata. Il vento si è fermato. Ed è scomparsa.
La vita dell’uomo è breve. Egli si perde nei suoi sogni al posto di godersi il vento e il sole.
Si perde quest’attimo che è l’unico reale e si ritrova, senza nemmeno accorgersene, estinto, sulla spiaggia.
Ma ogni onda è in realtà l’oceano: in ogni istante esiste l’onda e l’oceano. E quando l’onda scomparirà, rimarrà l’oceano…
Una nuova onda sorgerà o forse no, ma l’oceano rimarrà.
Questa è la meditazione.
Meditazione che significa “essere qui” poiché non esiste alcun posto dove andare né alcun futuro in cui sperare.
Sognare non è un male. Ma svegliarsi è vivere.

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Meditazione
 
La mente non è altro che un’attività: l’attività di comparare continuamente il presente al passato.
Essendo un’attività, essa necessita di tempo.
La mente quindi si serve del tempo e della memoria. E le azioni che scaturiscono dall’azione della mente non sono mai idonee perché vecchie. La mente pretende di creare azioni (attraverso il corpo) basandosi su ciò che è immagazzinato nella memoria: ma le azioni sono situate nel presente che è diverso dal passato.
La meditazione è vivere il presente senza usare la mente. E’ agire in maniera sempre nuova, non meccanica. E’ osservare senza fare paragoni.
Per capire la differenza fra le due si può ricorrere ad un esempio.
Ipotizziamo che una persona abbia deciso di regalarci un’orchidea.
Questa persona ci dice “chiudi gli occhi, devo farti un regalo”, noi chiudiamo gli occhi (non riusciamo ad immaginare cosa questa persona voglia fare).
Appena apriamo gli occhi la prima cosa che facciamo è porci davanti all’orchidea in stato meditativo. Questo perché come abbiamo detto la mente ha bisogno di tempo e non è ancora entrata in funzione. Nella seconda fase si attiva la mente che compara l’orchidea a qualcosa di passato, le dà un’etichetta, constata se è bella o brutta etc. Questa è appunto l’attività mentale: paragone e giudizio.
La mente può essere messa da parte annullando il tempo. Nell’istante la mente non può esistere e l’azione che ne scaturirà sarà nuova e fresca. Non è detto che sia giusta o sbagliata: poiché è solo la mente che giudica. La meditazione (l’osservazione istantanea) e l’azione che ne deriva non possono essere classificate come buona, brutta, cattiva etc. Non possono essere giudicate.
Accadono e basta.
La mente porta alla perdita di efficienza del corpo-cervello: il continuo comparare toglie energie al corpo che è portato ad ammalarsi e al cervello che si vede deprivato di molte possibilità proprio perché usando il “metodo mente” per affrontare le cose il corpo viene castrayo, agiamo solo parzialmente senza sfruttare mai tutte le nostre possibilità. Ci censuriamo cadendo preda di mille paure, sensi di colpa, giudizi verso il mondo e verso noi stessi. Quindi è come se rallentassimo il corpo (lo blocchiamo, non gli facciamo fare il massimo dei movimenti) e il cervello.
Meditazione e mente sono due metodi per affrontare le cose: ma l’uomo usa sempre o quasi il secondo metodo perché così gli è stato insegnato.
E’ difficile tenere a bada colui che vive senza la censura continua della mente: potrebbe ribellarsi. E’ quindi una necessità della società tenere l’uomo schiavo di paure e sensi di colpa ed è conveniente per tutti che egli segua la mente. Solo così può essere dominato e controllato.
Il metodo mente è il continuo tentativo di modificare continuamente il presente in base al passato (memoria).
Il metodo meditazione invece modifica continuamente il passato in base alla realtà presente.
La meditazione non rinnega il passato: la memoria è utile altrimenti l’uomo sarebbe perso. Però comprende che il presente è sempre fresco e nuovo e per agire in maniera idonea (visto che si agisce solo nel presente) bisogna costantemente modificare il passato per agire in maniera altrettanto fresca e nuova.
Al metodo meditazione non interessa che un’azione sia “accettabile”, ma che sia nuova.
Il metodo mente invece concepisce possibili solo azioni “accettabili”.
Le azioni quindi sono accettabili, ma non idonee: perché si basano su eventi passati non più esistenti o addirittura immaginari in base a sapere preso in prestito da qualcun altro.
L’omicidio è una delle massime espressioni del metodo mente: l’accumulo di frustrazioni, sensi di colpa, paure, visione distorta della realtà presente, esperienze passate portano ad un’azione limite. Incontrollabile. Figlia di un cervello ormai logoro, al tracollo, deprivato da qualsiasi energia.
La mente dà quindi vita ad azioni vecchie, ripetitive (karma). Cerca di anticipare gli eventi, cerca di non farsi cogliere “impreparata”, ha paura delle sorprese poiché tutto ciò che è ignoto “potrebbe essere” pericoloso.
Vuole sapere tutto, calcolare tutto, per creare un presente tranquillo e un futuro prevedibile.
Ecco perché si dice che la mente è illusoria: parte da prospettive errate, illusorie.
Nonostante comunque la mente non ami le sorprese, paradossalmente si annoia se non accade nulla di nuovo perché la mente esiste solo se può comparare (e modificare) il presente in base alle esperienze passate (o acquisite tramite il sapere).
Quando c’è qualcosa che “annoia” si tende a rimandare “a domani”.
Se c’è qualcosa di nuovo, diverso, la mente comincia a lavorare, non si annoia. Ecco perché a volte il tempo passa velocemente, altre volte sembra non passare mai. Dipende dall’attività mentale. La stessa sensazione della “mancanza di tempo” porta ad ulteriori frustrazioni e sensi di colpa.
In questo senso si dice che il tempo “è relativo”.
L’attività mentale continua anche durante il sonno: anche nei sogni la mente continua ad agire.
Alla fine non ci si accorge più che la mente è solo un metodo per affrontare le cose: alla fine ci si identifica in questo metodo.
Infine, dunque, la mente non è più un metodo, ma l’uomo crede sia la vita stessa.
Non c’è più differenza fra il metodo mente e la vita. Non ci si accorge così più di nulla, si diventa automi. Si diventa schiavi delle memorizzazioni ed in base ad esse si cerca di vivere.
Ci si imbottisce di TV, farmaci, pensieri, sapere: per cercare di dimenticare la vita o meglio, per tentare di dimenticare e mettere a tacere la mente che come un vampiro continua inesorabilmente ad assorbire ogni tipo di energia dal corpo e dal cervello.

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Cinque

Un fiocco di polline sta sfidando la gravità
Azzurro, arancio, ruggine
Una rete verde scompone il cielo in tasselli asimmetrici

La mano rincorre gli occhi
Il vento non conosce il riposo del corpo

Il collo è piegato a sinistra
I piedi accavallati

Luce rossa

Qual è la differenza fra correre e fuggire?
Posso sfiorare i tetti con un dito

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Esserci

Mi sono fermato

Respiro
Desiderio
Silenzio
 
La notte ha avvolto il mio corpo
 
C’ero anche io
Dentro
Osservavo
 
C’è tanta voglia di giocare, di nascondersi. Ci sono streghe, lupi e un desiderio di fuggire, lontano. Bisogno di calore. Un calore umano che il corpo presto dimentica. Un calore che è speranza e che si cerca di raggiungere a qualsiasi costo, ma che spesso l’illusione di essere adulti vieta.
Vedo bambini attorno a me. Che vogliono giocare, che aspettano e pretendono quell’amore che il loro ruolo gli vieta.
Si parla di adulti: io non ne ho mai conosciuti… Dove sono? Dove abitano? Chi per primo ha usato questa parola?
Crescere… Cosa significa? Lavorare forse? Ma è solo lo stesso gioco: prima monete di plastica, poi monete di metallo. Ma il gioco è lo stesso. O forse è diverso, ma è pur sempre un gioco.
Videogames di guerra… o guerra reale? Morti virtuali o morti autentici?
Giochi.
E la stessa voglia di protezione. Di calore.
Ma ora sei adulto: e non puoi… Ora sei una persona seria.
Illusioni.
Il bambino è là. Gioca e pretende attenzioni. Vorrebbe nascondersi, spera che arrivi presto la luce del giorno affinché il mostro dell’armadio scompaia.
Crescere: forse solo diventare più cinici. Forse solo essere più illusi: illusi di non essere più bambini.
Il corpo cresce, invecchia… Ma il bambino è sempre là: il bambino non è soggetto al tempo. Il bambino è uno stato perenne.
Il bambino è l’essere umano.
L’uomo nasce bambino e tenta in ogni modo di diventare “adulto”: si copre di maschere, etichette. E il tempo lo illude: il corpo cresce, ma il bambino è eterno. Rimane.
Il bambino è là: dentro. Tenta di superare gli inganni del tempo, tenta di sopravvivere attingendo a qualche parola gentile, a qualche forma di protezione che ancora gli arriva da qualche buco di quel corpo ormai incatenato all’idea.
L’idea.
L’idea, l’ideale. Roba per cui morire. Roba per cui uccidere.
Solo giochi della mente: l’idea della verità che ci spinge a umiliare il prossimo o ad amarlo, a seconda che collimi o meno con il nostro vissuto e con le nostre paure.
Bambini.
Oggi vedo bambini intorno a me: tutti pronti a giocare, tutti pronti ad elemosinare una carezza o un abbraccio. Ma tutti pronti a giurare di essere cresciuti.
Crescere.
Tutti questi bambini “cresciuti”: sono buffi, a volte assurdi. Usano armi vere per uccidere altri loro simili. Il tempo dei giochi, dicono, è lontano.
Usano monete vere per comprare le loro illusioni.
Illusioni: comprano l’aldilà perché non sopportano l’aldiquà. Sperano di tornare a giocare. E sostengono che questa speranza sia “adulta”… Sono proprio assurdi…
Qualcuno li ha allontanati con violenza dal paradiso terrestre: vogliono ritornarci. Qualcuno li ha illusi: gli ha detto che erano cresciuti e che l’infanzia non era più posto dove vivere: che dovevano andare via da casa.
“Sono le regole”: hanno detto… Le regole sociali e culturali, imposte da altri bambini violentati a loro volta da altri bambini e così via fino all’inizio dei tempi quando qualcuno decise di creare un conflitto fra corpo bambino e corpo adulto.
Ma il bambino è sempre là. Fa finta di essere cresciuto: usa monete vere per vestirsi “da grande”, usa le armi e non più i videogames, si diverte a controllare altri bambini o a governare intere popolazioni. Ha preso la patente e guida una vera macchina.
Beve veri alcolici  per dimenticare di essere ancora un bambino. Gioca a guardia e ladri…
Si arrabbia se le cose non vanno come dice lui. Si arrabbia con chi lo illude. Si arrabbia con se stesso. Perché si crede diverso. Diverso da prima.
E da vecchio rimpiange la giovinezza e spera in un nuovo paradiso terrestre. Dal quale verrà cacciato nuovamente e così in eterno.
La vita è breve, i giudizi sono tanti. Ma non sono mai reali.
Sono solo giudizi: parole o pensieri derivati da piccole e mediocri esperienze e conoscenze accumulate in pochi anni di “vita”.
Vita! Una vita passata a rincorrere illusioni. A nascondersi. A giocare “a vivere” o a fare la guerra…
Il giudizio limita.
Il giudizio limita chi giudica e chi viene giudicato.
Limita la libertà.
Il giudizio è sempre falso. Basato su verità personali la maggiori parte delle quali non sperimentate personalmente e, anche se sperimentate, inutili, poiché la verità personale non è applicabile all’esterno.
Non esistono verità assolute e quindi… perché discuterne? Perché uccidere, umiliare e sottomettere uomini, animali, piante e minerali in nome di qualcosa che non esiste?
Il tuo presente è frutto di infinite azioni passate tue e di chi, prima di te, ha contribuito a ciò che sta accadendo. Tentare di rimediare è ridicolo: prima di tutto perché non c’è nulla di sbagliato e secondo perché il passato non esiste più. C’è solo il suo frutto, il presente, che è già diventato seme per la prossima mossa.
Il presente è così fragile… E’ come un profumo che subito scompare. E subito ne riappare un altro.
Come un petalo che ha vita breve: il passato non esiste più, il presente è già passato. E’ come il fiume che scorre incessantemente.
Un profumo che è già entrato a far parte della memoria.
Non puoi coglierlo, non puoi farlo tuo. E’ come il ghiaccio che appena lo prendi diventa acqua…
Il presente è un istante.
La vita è un insieme di istanti.
Ma l’uomo non li vede: tende a raggruppare gli istanti passati nell’album dei ricordi che sfoglia in preda alla disperazione, colto da rimpianti e colpe di azioni che ha commesso solo nella sua immaginazione.
Il passato è immaginario.
E’ pura fantasia.
Esiste solo perché il cervello ha una funzione che si chiama memoria: una funzione necessaria e vitale. Ogni funzione del corpo è necessaria, ma solo se usata nel modo giusto.
Il corpo è posseduto dai pensieri, dalle idee, dalle paure, dalle aspirazioni… E’ insomma posseduto dal passato e dal futuro. Ogni azione, ogni singolo gesto deriva dall’incontro del passato (che è morto) col futuro (che non esiste).
L’uomo vive in quest’incubo o, se vi fa star meglio, in questo sogno. Sono solo parole.
Non riesce a cogliere il presente… Vorrebbe farlo suo.
Ma nulla ci appartiene.
Nemmeno questo corpo soggetto al tempo. Nemmeno questi pensieri e queste idee soggette alla cultura e al luogo in cui viviamo.
Si lotta per cambiare qualcosa, per cambiare se stessi o per cambiare gli altri. Ma non abbiamo alcun potere.
Tutto muta incessantemente senza il nostro ausilio. E’ una speranza, un desiderio: il controllo.
Addirittura parliamo di azioni “innaturali”: come se un uomo fosse capace di compiere azioni “al di fuori della sua stessa natura”. Alcuni dicono che gli omosessuali agiscano contro natura perché il fine ultimo è la riproduzione.
Illusioni! Speranze!
Il fine ultimo… Ci vantiamo di conoscere il fine ultimo! Di sapere il perché di ciò che ci sta accadendo.
Ma il presente deriva da azioni che si perpetuano da milioni di anni, forse da infiniti anni… trovare il capo della matassa è impossibile e dimostrare di averlo trovato è semplicemente ridicolo!
C’è la paura di morire, della fine eterna. Una paura che supera qualsiasi immaginazione: si è pronti a soffrire pur di non smettere di esistere.
Si è pronti a subire le più atroci torture: stupri, violenze… ma almeno questo ci fa sentire “esistenti”. Si è disposti ad andare all’inferno: meglio quello che scomparire per sempre dall’esistenza.
E ci si tormenta, si rimane nella stessa situazione, ci si aggrappa a un certo tipo di esistenza perché è l’unica cosa che conosciamo… Perché alla fine, cosa è la paura della morte se non la paura dell’ignoto?
Siamo disposti a soffrire nel nostro habitat, pur di non avventurarci in habitat sconosciuti: l’ignoto, la morte.
Ma in ogni istante moriamo. Ogni volta che il presente passa, moriamo. E rinasciamo nell’istante successivo.
La morte è l’ennesima illusione di chi vive nel passato. Di chi vive nella memoria e nei rimpianti, nelle idee e nei sensi di colpa.
Moriamo ad ogni istante eppure ci illudiamo che non sia così: giochiamo fra passato e futuro, timorosi dell’ignoto.
Ma l’ignoto è già qui.
Siamo già morti e siamo già rinati. Siamo immersi nel mistero.
Notte e giorno si susseguono senza tregua. Nessun punto di appoggio, nessuna consolazione eterna. Il mutamento incessante.
Stiamo qui a reprimere la vita, ignari che non è possibile reprimere alcunché.
Siamo già ciò che siamo. Nulla a cui aspirare.
L’osservare questo istante eterno… questa vita, successione eterna di istanti. Istanti sempre nuovi e freschi.
Come i petali del fiore più profumato che muore ad ogni secondo.
Una serie infinita di eventi apparentemente senza senso perché apparentemente senza senso è il passato dell’uomo, vittima di idee che ha eletto a Verità!
Ma non c’è alcuna Verità… solo esperienze e ricordi. Solo libri dentro cui qualcuno ha scritto la sua storia che non ha alcun senso, perché ogni storia trova il senso in sé e non all’esterno.
C’è solo questo istante: che è già passato ed ha lasciato il posto a questo nuovo istante. Come quei flash nelle discoteche che sono velocissimi… Ogni battito di luce ha già lasciato il posto a battiti successivi.
Iper-veloce come la vita e il tempo.
Ieri eri un bambino, oggi non più eppure sembrano passati pochi secondi. Ti sei perso qualche battito di luce, qualche flash. Mentre eri intento a rincorrere quelli già passati o quelli che ancora sarebbero dovuti arrivare. E che a volte non sono mai arrivati.
Il fiume scorreva impetuoso… hai cercato di tutto per fermarlo.
Hai provato.
Hai costruito dighe, ti sei sporcato le mani e la faccia di fango.
La violenza dell’acqua ha cancellato le tracce di sudore sulla tua fronte, ma io so che hai sudato.
I tuoi muscoli sono doloranti e finché hai respiro… il tuo corpo è massacrato. Eppure continui a tentare di fermare ciò che la tua mente ti dice potrebbe travolgerti.
Il mistero: sei già morto eppure continui a lottare per evitare di morire. Non ti sei accorto che il cuore ha cessato di battere e che l’aria ha smesso di entrare dentro di te. Sei ancora là.
A tentare. A fare violenza al fiume o meglio, a farti violenza visto che il fiume non si è fermato nemmeno un millesimo di secondo.
E sei là, con le tue idee. Con la tua cieca convinzione di sapere cosa sia giusto e cosa no. Di sapere dove sia la verità. Di sapere cosa sia bene o male.
Quella mela non l’hai mai mangiata: ti sei illuso di sapere, ma non hai mai saputo. Ti sei escluso dal paradiso terrestre in cui tenti di ritornare. E ti illudi di sapere che riaccadrà. Che vi ritornerai.
Ti illudi di aver conquistato la vita, ma sei già morto.
Ti illudi di poter andare contro natura: ma è impossibile perché tu ne fai parte. Di poter andare contro Dio… ma tu sei Dio.
Dio si è addormentato.
Ed ha sognato. Chiamalo sogno se ti fa piacere.
Ha sognato di possedere la verità: ha creato qualcosa perché non riusciva a stare solo. Si credeva adulto, ma era sempre lo stesso bambino. Voleva un po’ di affetto, un po’ di calore.
Ma è stato deluso. Le illusioni ti deludono sempre. E ha condannato colui dal quale si aspettava di poter essere compreso e amato.
Lo ha scacciato dal suo paradiso: è rimasto solo. Perché lui ha la verità. E la verità ci rende schiavi. Schiavi di un’idea. Schiavi del “come dovrebbe essere”. Schiavi di una paura infantile: del mostro nell’armadio.
Schiavi dell’ignoto. Con la speranza che prima o poi sorga di nuovo l’alba.
Ma l’alba è già qui.
Fermati.
Il giudizio ti ha accecato.
Non ci sono cose buone o cattive, cose belle o brutte.
Non puoi fare nulla di male. Sono solo giochi. Giochi della mente che in ogni istante muore e in ogni istante rinasce.
Giochi del sogno di cui sei divenuto schiavo.
Nessuna mela, nessun uomo da controllare. Nessun uomo da giudicare o consigliare.
Solo tu… Con un grande bisogno di essere amato.
Nessuno è mai cresciuto. Nessuno ha mai smesso di chiedere amore. Forse con le parole sì: hai smesso di chiedere. Ma le parole sono come il ghiaccio… Sono come il presente che è già passato.
Ostinarsi a credere di essere oltre… Questa lotta assurda contro il fiume. La lotta del tuo ego che a qualsiasi costo vuole proteggere ciò che non muore mai.
Ostinarsi in questa lotta illusoria. Stai solo dormendo.
E non ti rendi conto di avere già perso.
Io ti perdono: perché non sai quello che fai. Perché non sai.
Il perdono non è un atto di superiorità: è un atto di resa. Perdona solo colui che sa arrendersi all’evidenza. Solo colui che riesce a capire l’inutilità delle differenze.
Solo colui che scopre l’illusione.
Non c’è una verità… Forse puoi parlare di morale, ma veramente ti interessa? Qualcosa di capriccioso come il vento. Che muta incessantemente nel tempo e nei luoghi.
Fermati.
E osserva.
Osserva la violenza, la morte, le speranze, le ideologie. Osserva gli attimi di felicità e di noia. Osserva il dolore che sembra eterno. Osserva la paura dell’ignoto.
Osserva. Ignori completamente cosa sta accadendo. La tua miopia non ti fa scorgere nulla al di là del tuo naso: ma non c’è nulla di sbagliato. E’ una miopia costituzionale. Congenita.
Il giudizio cade, così come il passato e tutto ciò che a lui è correlato.
Perché è qualcosa di troppo grande. E tu non puoi controllarlo.
Essere Dio non significa controllare.
Essere Dio significa osservare.
Non hai alcun potere… ma hai un dono: l’osservazione. La consapevolezza: chiudere gli occhi e riuscire a sentire il respiro del mondo. Il respiro del silenzio che abita nell’universo.
E mai nessuno ti ha tradito… Stai solo dormendo.
Non c’è bisogno di una croce, non c’è bisogno di morire per porre fine alla morte. Morte e vita convivono nello stesso istante. Non c’è bisogno di costruire dighe.
Il fiume scorre, impetuoso.
E tu sulla riva… chiudi gli occhi. I segni sul tuo corpo sono scomparsi. Nessuno ha piantato chiodi nelle tue mani, nessuno ha scalfito il tuo costato.
Ora sei sulla riva.
Lo senti. Senti il rumore dell’acqua che sbatte sulle foglie degli alberi che tentano di bere.
Il sole sta asciugando i tuoi capelli. Il fango sta abbandonando il tuo volto e la tua pelle ricomincia a respirare.
Avvicina il pollice all’indice. Fallo ti prego. Lascia che i polpastrelli si sfiorino. Leggermente: ecco, quella è la vita. Hai speso migliaia di anni per comprendere cosa fosse… era solo lo sfiorarsi leggero dei tuoi polpastrelli. Nulla di più.
Di cosa hai paura? Sei già morto infinite volte… Non c’è niente da fare. Se apri gli occhi vedrai il fiume.
Lo stesso che hai tentato di fermare da quando esiste il mondo.
E’ ancora là. E non si è fermato: ed è questa la vita! Acqua che scorre, rumore di alberi, vento…
E tu, seduto là, senza poter fare nulla. Perché non puoi fare niente. E’ congenito.
Puoi solo limitarti a non modificare niente. Non puoi fare altrimenti.
Osservare è congenito: è l’unica cosa che puoi fare. Ma in realtà non puoi fare nemmeno quello.
L’osservazione accade e tu non puoi fare niente.
Non sei nemmemo un osservatore: l’osservazione accade. Sei l’osservazione. Ma forse non sei nemmeno quello. Non sei.
E questo non essere è pace.
Sei un fiume in piena, sei un albero… Sei una nuvola o una pietra. Sei l’acqua che ti bagna la faccia: dov’è la differenza? Sei la vita e sei la morte.
L’inspirazione e l’espirazione.
Sei l’arte che colora l’esistenza, sei necessario e sei inutile.
Sei libero.
Ma non libero di fare qualcosa o di non fare qualcosa.
Libero.
E se osservi, capirai cosa intendo. Perché è una cosa naturale. Ma la devi sperimentare… e l’hai già sperimentata perché sei tu.
Le parole si fermano qui, ora ci sei tu

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Conseguenze
 
Si potrebbe riassumere in poche parole.
Nessuna libertà, solo il susseguirsi veloce di eventi che portano l’uomo alla scelta ultima.
In ogni istante egli agisce, in ogni istante egli sceglie.
Una scelta che modifica gli eventi…
Quando nasce, l’uomo è già il risultato di un susseguirsi di eventi: l’atto sessuale, l’ambiente in cui si sviluppa l’embrione e successivamente il feto, la nascita. E l’atto sessuale deriva a sua volta da eventi precedenti… Può essere voluto o non voluto, ma non è questo ciò che conta.
L’uomo arriva ad un certo punto per un susseguirsi di eventi: è come se una serie di circostanze spingessero una biglia al limite di una burrone. Poi basta un soffio di vento.
Certo l’uomo non è una biglia… Si dice abbia una volontà propria: ma se fossero gli eventi a spingerlo e lui non decidesse alcunché?
Forse la volontà non c’è… C’è solo la consapevolezza che tenta di spiegare gli eventi come atti di volontà… Per paura…
Paura di non essere altro che biglie, spinte da forze sconosciute, verso un burrone. Forze sconosciute e casuali.
Nessuna libertà: nati da un atto non libero perché condizionato da paure, pensieri, idee, passato, illusioni, delusioni e sogni. Un atto sessuale solo apparentemente deciso. Ma in realtà condizionato.
Nasciamo in un mondo che subito comincia a condizionarci e ci ritroviamo a cinquant’anni con lo stesso carattere del genitore che abbiamo contestato, con gli stessi comportamenti della parte politica contro cui abbiamo lottato. E’ accaduto.
Lo chiamano crescere.
Crescere: quando sei così pieno di maschere e di etichette… ti senti pesante… non riesci a camminare… osservi il passato con nostalgia e i sogni stanno per cedere il posto ai rimpianti.
E non sai più chi sei: non sei più un individuo.
Sei la tua condizione sociale: nulla di più.
Si potrebbe riassumere in poche parole: nasciamo da un atto non libero e, già condizionati, ci prepariamo ad affrontare il mondo dove ogni evento ci condizionerà ulteriormente. Ed ogni azione deriverà da un condizionamento specifico o generico.
L’uomo si trova costantemente davanti ad una scelta: deve scegliere. Ogni scelta è un’azione non libera. La scelta deriva dal condizionamento: eventi passati, cultura, luogo e tempo, aspettative.
Ed ogni nuova azione modificherà gli eventi. Gli eventi successivi saranno in parte condizionati da questa scelta.
Una grande responsabilità… O forse nessuna responsabilità: poiché non c’è libertà.
E la volontà diventa solo un nome con cui etichettiamo le cause di azioni che non vorremmo relegare al caso. Forse il caso non esiste. Gli eventi sono fra loro così intrecciati che non puoi parlare di caso. Ogni azione, ogni evento è legata strettamente all’azione precedente.
Ma in generale, visto che l’uomo non può controllare nulla, possiamo anche parlare di caso.
Il caso: cioè qualcosa che esiste e di cui non riusciamo a spiegare il funzionamento. Un agglomerato di eventi così fitti che la trama è persa inesorabilmente.
In questo c’è l’uomo. Un fenomeno che sfugge ad ogni definizione.
Un fenomeno creato dalla sua storia e che agisce in funzione di essa.
Ogni atto, ogni respiro, ogni cenno di mano… Definito. Perfetto. Risultato di anni di evoluzione (o involuzione a seconda di come la si voglia vedere).
Qui seduto, le mie mani si muovono sulla tastiera.
Idee, paure, illusioni, speranze.
Il movimento della testa è il risultato di azioni muscolari definite geneticamente e derivate da esperienze passate.
Ogni atto.
Ogni azione.
Predefinita. Perfettamente calibrata.
Un bambino estrae “a caso” alcune palline da un' urna. Comunica alcuni numeri. C’è chi vince e c’è chi perde. Ma non è un caso. Le azioni, i movimenti della mano. L’urna.
Tutto predefinito.
Il chiromante vede nella tua mano cosa ti accadrà: le linee parlano chiaro. Basta inserire un po’ di dati in un computer. E scoprirai quale sarà l’azione che la tua gamba compirà fra dieci o venti anni ad minuto stabilito.
L’azione precisa.
Poi l’uomo dà il senso. Per non cadere preda della disperazione. Dice che qualcosa è accaduto perché… vorrebbe darsi il senso. E giudica.
Giudichiamo le azioni degli altri: condanniamo coloro che commettono azioni che consideriamo “immorali”. Immorali perché le temiamo! E siamo sicuri che noi non commetteremo mai tali azioni.
Sicuri.
Siete sicuri?
C’è qualcuno che disse “non giudicate”, ma le sue parole erano basate su qualcosa che implica il giudizio: ovvero la libertà.
Siccome c’è la libera scelta allora ci permettiamo di condannare le azioni di chi ci sta accanto, convinti che quell’atto poteva essere controllato da chi lo aveva commesso.
Ma se uno ti dicesse che ogni cosa, pensiero, azione è inevitabile? Qualcuno ha azionato una macchina e da allora tutto va di conseguenza.
In oriente lo chiamano karma. I fisici occidentali lo chiamano legge di azione e reazione.
Un atto iniziale e, dopo, solo reazione.
Questo secondo la logica del tempo lineare: se invece consideriamo il tempo circolare non c’è nemmeno un atto iniziale. Tutto è sempre stato così.
Ma per la nostra mente occidentale che vede il sole nascere al mattino e morire alla sera è più facile considerare il tempo lineare: inizio, svolgimento, fine. Mattina, pomeriggio, notte. Nascita, vita, morte.
Per altri non è così: mattina, pomeriggio, notte, mattina, pomeriggio e così via. A cui si può aggiungere: nascita, vita, morte, nascita, vita e così via. All’infinito.
Un eterno ritorno dell’uguale. Senza tregua.
Un atto di volontà può farti uscire dalla ruota del karma? Ma se la volontà non è libera e deriva essa stessa dal passato…
Si potrebbe dire che, per caso, si esce dalla ruota. O meglio le azioni passate portano ad un punto in cui esci. Ma non dipende da te.
Ecco perché alcuni hanno detto che accade per la Grazia Divina. Un atto generoso di Dio indipendente dal volere umano che non può assolutamente nulla.
 
Altri sostengono che sia impossibile uscire dalla ruota.
 
Ma siamo qui.
E in qualche modo seguiamo il flusso.
Abbiamo qualcosa che ci spinge a interrogarci su certi temi, su certe cose. E credo che il fatto di interrogarsi su nuove possibilità, anche se questi quesiti sono condizionati dalla nostra storia, voglia dire qualcosa.
Questa ricerca che mi spinge a scrivere forse ha un senso. Un senso derivato dal passato e che mi spinge verso qualcosa di ignoto. Dovrei conoscere un chiromante o avere un buon computer per capire dove sarò fra dieci anni e quali movimenti farà la mia mano o il mio polmone in un determinato minuto del 2020. O forse non ci saranno più movimenti… Semplicemente.
Qualcuno di sicuro lo saprà.
Io credo di avere un modo per riuscire a sfuggire dalla ruota.
Il solito modo… l’osservazione. Forse è il solito inutile modo per non cadere preda della paura del non-senso. La solita illusione di libertà.
Ma se veramente libertà non c’è, mi posso solo limitare ad osservare ciò che accade. E questa osservazione è libera: o meglio, accade.
La libertà non c’entra nulla.
E’ come una radio che riesce a captare le varie stazioni emittenti: è libera di farlo? Diciamo piuttosto che è stata progettata per farlo. E finché funziona continuerà a farlo.
L’osservazione è una proprietà dell’uomo. Osservazione nel senso di consapevolezza: cioè riuscire a sentire. Riuscire a sentire i pensieri, i respiri, i movimenti. Riuscire a sentire la vita come energia interiore.
Un senso interno: oltre ai cinque sensi classici, un sesto senso che osserva la vita dall’interno.
Un senso che riassume in sé i cinque sensi… Una sorta di spiritualizzazione dei sensi che alcuni chiamano anima.
Un senso completo. Che vede senza occhi; sente senza orecchie né mani; percepisce le cose senza una lingua o un naso.
Abita nell’istante perché è fuori dal tempo. Ricorda senza essere vittima del passato.
Ed è sempre là. E’ sempre stata là.
Nonostante il dolore, la gioia, la vita e la morte.
Se tutto muta incessantemente… preda degli eventi e del tempo… questo senso non muta.
Se chiudi gli occhi puoi sentire il respiro, percepire la vita senza gli usuali sensi. Come fai durante i sogni: ad occhi chiusi riesci a vedere paesaggi incantevoli o terrorizzanti.
Questo senso (o sarebbe meglio dire questo “sentire”) non muta. Sono sicuro che 5000 anni fa, se un uomo avesse chiuso gli occhi avrebbe percepito la stessa cosa che percepisco ora io ad occhi chiusi. Ecco perché dico che non muta.
Non è la mente: la mente giudica, porta paura, porta beatitudine… Il sentire non porta nulla, non giudica. Osserva.
E’ il sentire del silenzio: senti un silenzio che non è l’assenza di suoni o rumori, ma è la potenzialità. E’ leggerezza. E’ lentezza. E’ immobilità. E’ sospensione. E’… indefinibile a parole.
Forse semplicemente non è. Non è nulla che la mente possa conoscere. Non può essere conosciuto.
In oriente lo chiamano terzo occhio come per sottolineare che è qualcosa in più. In più rispetto alla “normale” percezione.
Alcuni dicono sia Dio: si apre quando i condizionamenti cadono, quando la mente si chiude… Per esempio in particolari episodi catastrofici, nei lutti, nell’estasi, durante particolari pratiche, nella morte…
Ci sono coloro che, dichiarati clinicamente morti, raccontano di aver visto in quei minuti qualcosa che non può essere raccontato. Altri si vedevano fluttuare fuori dal corpo. Altri vedevano una luce.
Dio che ritorna in se stesso dopo l’avventura umana. Libero dai condizionamenti e dalla mente si riconnette all’increato.
 
Osservare.
Sentire.
La mente non può osservare: può solo giudicare. Può vedere il bianco solo perché c’è il nero, la ricchezza perché esiste la povertà e la salute perché c’è anche la malattia. Giudica: cioè separa. Il bene dal male, la tristezza dalla gioia e il giovane dal vecchio.
Ma “il sentire” non può. Osserva senza giudizio: forse chi disse “non giudicare” non stava imponendo nulla a nessuno, ma si riferiva ad una situazione di fatto. A questo senso. Che non sa giudicare, non sa distinguere.
Ed è per questo che ciò che vede è il silenzio. Un silenzio inspiegabile. Indistinguibile. Non è libero da suoni o parole, ma è silenzioso a prescindere dal rumore.
Vede qualcosa che è sempre stato: fuori dal tempo e dalla gravità.
Come un respiro… anzi no. Come un sospiro leggero. Impalpabile. Che non ha alcun gusto o profumo eppure ha qualcosa di magico. Come tornare a casa.
Come Dio che, alla fine della sua giornata lavorativa, torna a casa. Nella sua casa.
E osservando dalla finestra rivede il suo campo di girasoli che per un attimo aveva dimenticato. Perché a lavorarci in mezzo non ci fai caso, ma quando al tramonto torni a casa e ti metti sulla veranda a masticare la tua liquirizia accanto alla persona che ami… Ricordi tutto.
E questo vento che ti tocca la pelle, come un sospiro… Magico. Il sole che manda i suoi colori sui monti e sui fiori…
E Dio ricorda.
Si rilassa sulla sua amaca, abbracciato alla sua donna.
Immerso in quei colori: e non riesce a giudicare, sa solo osservare. Il tempo se ne è andato.
Poi si addormenterà e, di nuovo, dimenticherà tutto. Si ritroverà ad essere condizionato dal karma, dalle idee, dalle paure, dal caos e dal caso.
Ma se si fermasse, un attimo, allora potrebbe ricordare.
Potrebbe.
A volte il dolore è così intenso che la memoria fa fatica a tornare. La si scambia per illusione. Ma la vera illusione sta nel dolore e la realtà sta in una casa che si affaccia su un immenso campo pieno di girasoli così colorato da far invidia al cielo…
A volte bisognerebbe fermarsi. Basterebbe quello.
 
Ho trascorso tutta la mia vita a tentare di fermare il fiume, ma il fiume continuava a scorrere. Adesso mi sono fermato sulla riva. Guardo il fiume. E il fiume continua a scorrere. Che stupenda visione!

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Perfetto

Tutto qui.
Il silenzio è perfetto.
La luna è alta.
Sento il fruscio fra i pini… Un po’ più in là… Qualcuno.
Le palpebre si sono chiuse mentre pensavo ai tuoi occhi.
La neve cade, senza alcun senso. Il vento soffia.
C’è un luogo al di là del bosco in cui le parole cessano di esistere.
Tutto si è fermato.
Sento un soffio sotto la pelle. Piccola percezione di infinito.
Vorrei che il buio mi nascondesse.
Non c’è alcun senso in tutto ciò che sta accadendo… c’è solo neve. E’ sempre stata là, insieme al vento…
Ho smesso di parlare, non era più necessario.
Il calore della stufa scalda le mie mani.

Vorrei descriverti l’essenza. Ma le parole non bastano.
C’è qualcosa che accade, un profumo. Ma mi perdo tra i pensieri e i concetti. Basterebbe poco.
A volte sento qualcosa…
E’ come se tutto si fermasse.
Vorrei tornare indietro. Ma non riesco.
Vorrei fotografare un istante e portartelo… Come quella rana che salta…

Io l’ho visto.
Ho visto qualcosa che non c’è. Ho tentato di riprodurlo. Senza successo.
Vorrei essere là… Ma se chiudo gli occhi ti vedo.
A volte vorrei avere le parole giuste. Ma so che non esistono.
Mi manca la certezza. La certezza dell’istante eterno.
Accade ora. Qualcosa mi accarezza.
Poi apro gli occhi e la neve continua a cadere.
Vorrei volare, al di là dei sogni… e portarti con me.

Accade in ogni istante. Qualcosa di perfetto.
C’è un silenzio irreale, come quando il bosco è ricoperto dalla neve e la luce della luna si riflette sul ghiaccio.
Mi fermo. Non posso farne a meno. Non ho scelta.
Il vento non produce rumori. Ma lo sento. E’ come un soffio leggero. Sul palmo delle mani. Mi accarezza.
C’è un attimo.
Dove tutto è concluso.
Un attimo perfetto.
Dove non c’è nulla da fare se non rimanere immobili.
Gli alberi smettono di parlare. E non c’è nessuno.
C’è solo silenzio.
Come quando quella rana salta. Quando non senti più niente. E ti dimentichi di esistere.
E’ un attimo. E non c’è nulla da fare.

In silenzio.
Non puoi far nulla.
Non puoi rompere l’incanto. Non vuoi. Non vuoi svegliare chi sta dormendo.
Nel tuo letto, mentre guardi il buio del soffitto.
Senti qualcosa.
Ma nessuno si è svegliato.
C’è qualcosa.
Un momento sacro… Dove non esiste niente.
C’è un laghetto fra le foglie del giardino… E una rana si avvicina. Piano.
Non vuole svegliare nessuno.

Sembra che nulla cambi. Sembra.
In questo stesso istante di silenzio una farfalla ha iniziato a battere le ali.
E tu senti qualcosa.
Nonostante il silenzio.
Il seme sta germogliando, non vuole svegliare nessuno.
In questa notte solo la luna sembra voler parlare.
Ma le parole non bastano.
E insieme al fiocco di neve, anche la rana si muove. Salta.
Il vecchio laghetto l’aspetta, immobile…
E tutto è perfetto.
Hai chiuso gli occhi.
Preghi che questo istante non finisca mai.
Perché è un attimo eterno.

C’è qualcosa fra i rami dei pini.
La neve scende.
Silenzio.
Forse sto sognando, ma vedo una rana.
C’è un laghetto antico. Non vuole svegliarti, ma i tuoi occhi sono aperti. Li vedo attraverso la luna.
E la rana lentamente si muove. In questo momento dove ogni cosa si è fermata.
L’universo è immobile. Solo una rana si muove.
Un piccolo stagno antico ricoperto di erba la attende.
La rana salta.
Ecco vorrei fermare questo attimo… ma sai che non posso.
E chiudo gli occhi. Vorrei che il silenzio ci avvolgesse.
Ora non c’è più nulla.
Una rana ha spiccato un salto. Un vecchio laghetto…
Intanto la neve cade, silenziosa. La luna osserva i tuoi occhi. Gli alberi stanno ascoltando. La farfalla sta riposando.
L’universo è immobile.

In una notte dove la luna illumina il bosco… Dove la neve ricopre gli alberi immobili… Dove tutto si è fermato. In questa notte una piccola rana, lentamente, è arrivata sul bordo del piccolo laghetto antico. Tutto è immobile. L’universo è immobile. Solo questa rana che salta…
Una preghiera.
Vorrei che tutto rimanesse così.

Sento qualcosa.
Plop!
La rana è arrivata.
Chiudo gli occhi.

A volte vorrei descriverti l’essenza, ma le parole non bastano. L’essenza è come quando il bosco è ricoperto dalla neve e ogni cosa nell’universo è immobile perché sta aspettando qualcosa. La luna non si muove.
E’ il vecchio mondo che vuole riposare…

A volte sono stanco… come il vecchio stagno.
Stanco di lottare. Stanco di ascoltarmi. Stanco di non poter regalare l’essenza. Perché le parole non bastano più.
E in questo silenzio. Non mi aspetto più niente.
Ma una rana, senza chiedere il permesso… Salta.

La neve scende senza senso in una notte silenziosa. E come il vento fra gli alberi, i miei pensieri muovono le mie emozioni. Ma arriva un punto in cui il silenzio penetra nei miei occhi. Rimango immobile…
La luna non riesce a liberarmi.
Qualcuno si muove… Non so chi… Non mi interessa più…
Ti vedo. Come in un sogno.
Non so cosa ci sia oltre il bosco… Ma spero che il buio mi nasconda.
Vorrei parlarti… Vorrei regalarti la gioia… ma non riesco. Sta accadendo qualcosa di perfetto.
L’universo intero si è fermato mentre una piccola rana si avvicina.
Non esisto più… la rana salta… plop! Un suono… come un ricordo…
Mi sveglio.
Sei qui accanto a me.
Ti abbraccio e poi… silenzio.

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(Ri)Cercare

Tranquillità.
Hai ormai capito che cambiare il mondo è inutile e impossibile.
Non cerchi cambiamenti esterni…
Vuoi solo tranquillità: rimanere in pace in mezzo alle tempeste.
Non sei interessato alla fine delle guerre o delle violenze nel mondo: nessuno porrà mai limiti alla morte.
Vuoi solo la pace interiore.
Gli antichi filosofi la definirono “atarassia”: assenza di turbamento.
A volte hai provato questa “sensazione”, ma è durata poco. Forse qualche secondo o qualche minuto e ti ha lasciato in qualche modo attonito davanti alla bellezza di ciò che stava accadendo dentro e fuori di te.
Ma è qualcosa che non dura.
Subito dopo hai riprovato a farla accadere, ma non ci sei riuscito.
Sono spiragli verso un mondo la cui visione non si è ancora realizzata pienamente in te e che forse non si realizzerà mai.
Può forse l’arte avvicinarti a ciò a cui il tuo spirito aspira?
Cosa puoi fare affinché tali momenti diventino permanenti? E’ impossibile?
Le pratiche o i rimedi esterni potranno far accadere solo ciò che è già accaduto: momenti brevi senza futuro. Lievi sguardi sulla tranquillità., non più riproponibili.
Sarebbe più utile smettere di (ri)cercare? Se la tranquillità è già qui, perché sforzarsi per ottenerla?
L’imperturbabilità.
La serenità.
Forse tutto ciò è di nuovo un’utopia.
Solo momenti che arrivano e poi se ne vanno… forse creati da una congiunzione favorevole di neurotrasmettitori cerebrali.
A cosa porta tutta questa ricerca nel mondo esterno? Pillole, tinture madri, tecniche… Servono?
E cosa significa “rivolgersi al mondo interiore”?
Ci sono stati momenti di perfezione estrema… e poi?
Da cosa sono stati generati se lo stesso mezzo da cui apparentemente sono scaturiti, ora non funziona più?
Forse sono solo illusioni della mente che si ferma, per un momento, davanti alle novità… subito dopo scatta l’abitudine e tutto torna come prima.
Sarebbe dunque bene non avere aspettative?
Eppure quando hai per la prima volta tentato di mettere in pratica quella tecnica le aspettative c’erano. Forse non erano aspettative precise: ti aspettavi qualcosa che la tua mente ignorava.
Comunque poi non accade più nulla: la stessa pillola eppure il risultato non c’è.
Non riesci a capire.
A volte sì, hai sentito il silenzio perfetto. Ed è tutto quello a cui aspiri.
E nonostante tutto…
Nonostante i rumori assordanti, le urla, le bombe, il traffico… nonostante tutto puoi sentire la quiete, la pace, la perfezione.
Dove sta questo silenzio? Oltre questa realtà? Sai che non è così…
Una perfezione che invade ogni cosa.
Un silenzio che contiene i rumori o che forse da essi è contenuto…
Avevi capito che il silenzio è lo sfondo dei suoni e dei rumori, come il pentagramma è lo sfondo delle note.
Ma ora ti stai ricredendo.
Il silenzio è nel rumore.
Il rumore è nel silenzio.
L’acqua è sia nel vapore che nel ghiaccio… e il silenzio è nel rumore.
E’ solo una forma diversa, uno stato diverso.
A volte hai sentito dire che è ogni cosa è fatta di vuoto.
La materia non è separata dal vuoto: il vuoto si condensa e diventa materia. Sono solo stati di aggregazione diversa.
Rumore, suono, silenzio… sono la stessa cosa.
La tranquillità è qui ed ogni cosa è composta da questa tranquillità.
Ecco perché a volte, in particolari situazioni, riesci a vedere un mondo diverso. Un mondo di pace.
Come l’acqua, anche la tranquillità si presenta sotto forma di stati diversi.
Se porti il mondo manifesto a cento gradi, esso si dissolverà.
Quando ti guardi allo specchio, ora, nei tuoi occhi, potrai vedere il vuoto.

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La meditazione non ha scopo alcuno. Non serve a nulla. Non porta a niente.
Meditare è osservare il momento presente, ciò che sta accadendo.
Gioia, dolore… Ma nessuna medicina.
La meditazione è libertà totale: non lega a nulla, poiché non c’è alcuna meta da raggiungere né alcuno scopo a cui essere legati… Tutto è totalmente aperto alla possibilità…
Non c’è niente che ci obbliga o ci trattiene a fare o non fare alcunché o ad essere diversi da ciò che già si è. Esiste solo ciò che è in quel momento:  e non si può fare nulla al riguardo. Si può solo essere presenti.
Si può solo essere completamente liberi.

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"La meditazione è pura poesia. Colui che affina l'arte della meditazione, trasforma tutto ciò che lo circonda in un componimento poetico. Se pensi che un meditatore non soffra, ti sbagli: egli soffre, ma anche il suo dolore è diventato poesia…"

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