Conseguenze
Si potrebbe riassumere in poche parole.
Nessuna libertà, solo il susseguirsi veloce di eventi che portano l’uomo alla scelta ultima.
In ogni istante egli agisce, in ogni istante egli sceglie.
Una scelta che modifica gli eventi…
Quando nasce, l’uomo è già il risultato di un susseguirsi di eventi: l’atto sessuale, l’ambiente in cui si sviluppa l’embrione e successivamente il feto, la nascita. E l’atto sessuale deriva a sua volta da eventi precedenti… Può essere voluto o non voluto, ma non è questo ciò che conta.
L’uomo arriva ad un certo punto per un susseguirsi di eventi: è come se una serie di circostanze spingessero una biglia al limite di una burrone. Poi basta un soffio di vento.
Certo l’uomo non è una biglia… Si dice abbia una volontà propria: ma se fossero gli eventi a spingerlo e lui non decidesse alcunché?
Forse la volontà non c’è… C’è solo la consapevolezza che tenta di spiegare gli eventi come atti di volontà… Per paura…
Paura di non essere altro che biglie, spinte da forze sconosciute, verso un burrone. Forze sconosciute e casuali.
Nessuna libertà: nati da un atto non libero perché condizionato da paure, pensieri, idee, passato, illusioni, delusioni e sogni. Un atto sessuale solo apparentemente deciso. Ma in realtà condizionato.
Nasciamo in un mondo che subito comincia a condizionarci e ci ritroviamo a cinquant’anni con lo stesso carattere del genitore che abbiamo contestato, con gli stessi comportamenti della parte politica contro cui abbiamo lottato. E’ accaduto.
Lo chiamano crescere.
Crescere: quando sei così pieno di maschere e di etichette… ti senti pesante… non riesci a camminare… osservi il passato con nostalgia e i sogni stanno per cedere il posto ai rimpianti.
E non sai più chi sei: non sei più un individuo.
Sei la tua condizione sociale: nulla di più.
Si potrebbe riassumere in poche parole: nasciamo da un atto non libero e, già condizionati, ci prepariamo ad affrontare il mondo dove ogni evento ci condizionerà ulteriormente. Ed ogni azione deriverà da un condizionamento specifico o generico.
L’uomo si trova costantemente davanti ad una scelta: deve scegliere. Ogni scelta è un’azione non libera. La scelta deriva dal condizionamento: eventi passati, cultura, luogo e tempo, aspettative.
Ed ogni nuova azione modificherà gli eventi. Gli eventi successivi saranno in parte condizionati da questa scelta.
Una grande responsabilità… O forse nessuna responsabilità: poiché non c’è libertà.
E la volontà diventa solo un nome con cui etichettiamo le cause di azioni che non vorremmo relegare al caso. Forse il caso non esiste. Gli eventi sono fra loro così intrecciati che non puoi parlare di caso. Ogni azione, ogni evento è legata strettamente all’azione precedente.
Ma in generale, visto che l’uomo non può controllare nulla, possiamo anche parlare di caso.
Il caso: cioè qualcosa che esiste e di cui non riusciamo a spiegare il funzionamento. Un agglomerato di eventi così fitti che la trama è persa inesorabilmente.
In questo c’è l’uomo. Un fenomeno che sfugge ad ogni definizione.
Un fenomeno creato dalla sua storia e che agisce in funzione di essa.
Ogni atto, ogni respiro, ogni cenno di mano… Definito. Perfetto. Risultato di anni di evoluzione (o involuzione a seconda di come la si voglia vedere).
Qui seduto, le mie mani si muovono sulla tastiera.
Idee, paure, illusioni, speranze.
Il movimento della testa è il risultato di azioni muscolari definite geneticamente e derivate da esperienze passate.
Ogni atto.
Ogni azione.
Predefinita. Perfettamente calibrata.
Un bambino estrae “a caso” alcune palline da un' urna. Comunica alcuni numeri. C’è chi vince e c’è chi perde. Ma non è un caso. Le azioni, i movimenti della mano. L’urna.
Tutto predefinito.
Il chiromante vede nella tua mano cosa ti accadrà: le linee parlano chiaro. Basta inserire un po’ di dati in un computer. E scoprirai quale sarà l’azione che la tua gamba compirà fra dieci o venti anni ad minuto stabilito.
L’azione precisa.
Poi l’uomo dà il senso. Per non cadere preda della disperazione. Dice che qualcosa è accaduto perché… vorrebbe darsi il senso. E giudica.
Giudichiamo le azioni degli altri: condanniamo coloro che commettono azioni che consideriamo “immorali”. Immorali perché le temiamo! E siamo sicuri che noi non commetteremo mai tali azioni.
Sicuri.
Siete sicuri?
C’è qualcuno che disse “non giudicate”, ma le sue parole erano basate su qualcosa che implica il giudizio: ovvero la libertà.
Siccome c’è la libera scelta allora ci permettiamo di condannare le azioni di chi ci sta accanto, convinti che quell’atto poteva essere controllato da chi lo aveva commesso.
Ma se uno ti dicesse che ogni cosa, pensiero, azione è inevitabile? Qualcuno ha azionato una macchina e da allora tutto va di conseguenza.
In oriente lo chiamano karma. I fisici occidentali lo chiamano legge di azione e reazione.
Un atto iniziale e, dopo, solo reazione.
Questo secondo la logica del tempo lineare: se invece consideriamo il tempo circolare non c’è nemmeno un atto iniziale. Tutto è sempre stato così.
Ma per la nostra mente occidentale che vede il sole nascere al mattino e morire alla sera è più facile considerare il tempo lineare: inizio, svolgimento, fine. Mattina, pomeriggio, notte. Nascita, vita, morte.
Per altri non è così: mattina, pomeriggio, notte, mattina, pomeriggio e così via. A cui si può aggiungere: nascita, vita, morte, nascita, vita e così via. All’infinito.
Un eterno ritorno dell’uguale. Senza tregua.
Un atto di volontà può farti uscire dalla ruota del karma? Ma se la volontà non è libera e deriva essa stessa dal passato…
Si potrebbe dire che, per caso, si esce dalla ruota. O meglio le azioni passate portano ad un punto in cui esci. Ma non dipende da te.
Ecco perché alcuni hanno detto che accade per la Grazia Divina. Un atto generoso di Dio indipendente dal volere umano che non può assolutamente nulla.
Altri sostengono che sia impossibile uscire dalla ruota.
Ma siamo qui.
E in qualche modo seguiamo il flusso.
Abbiamo qualcosa che ci spinge a interrogarci su certi temi, su certe cose. E credo che il fatto di interrogarsi su nuove possibilità, anche se questi quesiti sono condizionati dalla nostra storia, voglia dire qualcosa.
Questa ricerca che mi spinge a scrivere forse ha un senso. Un senso derivato dal passato e che mi spinge verso qualcosa di ignoto. Dovrei conoscere un chiromante o avere un buon computer per capire dove sarò fra dieci anni e quali movimenti farà la mia mano o il mio polmone in un determinato minuto del 2020. O forse non ci saranno più movimenti… Semplicemente.
Qualcuno di sicuro lo saprà.
Io credo di avere un modo per riuscire a sfuggire dalla ruota.
Il solito modo… l’osservazione. Forse è il solito inutile modo per non cadere preda della paura del non-senso. La solita illusione di libertà.
Ma se veramente libertà non c’è, mi posso solo limitare ad osservare ciò che accade. E questa osservazione è libera: o meglio, accade.
La libertà non c’entra nulla.
E’ come una radio che riesce a captare le varie stazioni emittenti: è libera di farlo? Diciamo piuttosto che è stata progettata per farlo. E finché funziona continuerà a farlo.
L’osservazione è una proprietà dell’uomo. Osservazione nel senso di consapevolezza: cioè riuscire a sentire. Riuscire a sentire i pensieri, i respiri, i movimenti. Riuscire a sentire la vita come energia interiore.
Un senso interno: oltre ai cinque sensi classici, un sesto senso che osserva la vita dall’interno.
Un senso che riassume in sé i cinque sensi… Una sorta di spiritualizzazione dei sensi che alcuni chiamano anima.
Un senso completo. Che vede senza occhi; sente senza orecchie né mani; percepisce le cose senza una lingua o un naso.
Abita nell’istante perché è fuori dal tempo. Ricorda senza essere vittima del passato.
Ed è sempre là. E’ sempre stata là.
Nonostante il dolore, la gioia, la vita e la morte.
Se tutto muta incessantemente… preda degli eventi e del tempo… questo senso non muta.
Se chiudi gli occhi puoi sentire il respiro, percepire la vita senza gli usuali sensi. Come fai durante i sogni: ad occhi chiusi riesci a vedere paesaggi incantevoli o terrorizzanti.
Questo senso (o sarebbe meglio dire questo “sentire”) non muta. Sono sicuro che 5000 anni fa, se un uomo avesse chiuso gli occhi avrebbe percepito la stessa cosa che percepisco ora io ad occhi chiusi. Ecco perché dico che non muta.
Non è la mente: la mente giudica, porta paura, porta beatitudine… Il sentire non porta nulla, non giudica. Osserva.
E’ il sentire del silenzio: senti un silenzio che non è l’assenza di suoni o rumori, ma è la potenzialità. E’ leggerezza. E’ lentezza. E’ immobilità. E’ sospensione. E’… indefinibile a parole.
Forse semplicemente non è. Non è nulla che la mente possa conoscere. Non può essere conosciuto.
In oriente lo chiamano terzo occhio come per sottolineare che è qualcosa in più. In più rispetto alla “normale” percezione.
Alcuni dicono sia Dio: si apre quando i condizionamenti cadono, quando la mente si chiude… Per esempio in particolari episodi catastrofici, nei lutti, nell’estasi, durante particolari pratiche, nella morte…
Ci sono coloro che, dichiarati clinicamente morti, raccontano di aver visto in quei minuti qualcosa che non può essere raccontato. Altri si vedevano fluttuare fuori dal corpo. Altri vedevano una luce.
Dio che ritorna in se stesso dopo l’avventura umana. Libero dai condizionamenti e dalla mente si riconnette all’increato.
Osservare.
Sentire.
La mente non può osservare: può solo giudicare. Può vedere il bianco solo perché c’è il nero, la ricchezza perché esiste la povertà e la salute perché c’è anche la malattia. Giudica: cioè separa. Il bene dal male, la tristezza dalla gioia e il giovane dal vecchio.
Ma “il sentire” non può. Osserva senza giudizio: forse chi disse “non giudicare” non stava imponendo nulla a nessuno, ma si riferiva ad una situazione di fatto. A questo senso. Che non sa giudicare, non sa distinguere.
Ed è per questo che ciò che vede è il silenzio. Un silenzio inspiegabile. Indistinguibile. Non è libero da suoni o parole, ma è silenzioso a prescindere dal rumore.
Vede qualcosa che è sempre stato: fuori dal tempo e dalla gravità.
Come un respiro… anzi no. Come un sospiro leggero. Impalpabile. Che non ha alcun gusto o profumo eppure ha qualcosa di magico. Come tornare a casa.
Come Dio che, alla fine della sua giornata lavorativa, torna a casa. Nella sua casa.
E osservando dalla finestra rivede il suo campo di girasoli che per un attimo aveva dimenticato. Perché a lavorarci in mezzo non ci fai caso, ma quando al tramonto torni a casa e ti metti sulla veranda a masticare la tua liquirizia accanto alla persona che ami… Ricordi tutto.
E questo vento che ti tocca la pelle, come un sospiro… Magico. Il sole che manda i suoi colori sui monti e sui fiori…
E Dio ricorda.
Si rilassa sulla sua amaca, abbracciato alla sua donna.
Immerso in quei colori: e non riesce a giudicare, sa solo osservare. Il tempo se ne è andato.
Poi si addormenterà e, di nuovo, dimenticherà tutto. Si ritroverà ad essere condizionato dal karma, dalle idee, dalle paure, dal caos e dal caso.
Ma se si fermasse, un attimo, allora potrebbe ricordare.
Potrebbe.
A volte il dolore è così intenso che la memoria fa fatica a tornare. La si scambia per illusione. Ma la vera illusione sta nel dolore e la realtà sta in una casa che si affaccia su un immenso campo pieno di girasoli così colorato da far invidia al cielo…
A volte bisognerebbe fermarsi. Basterebbe quello.
Ho trascorso tutta la mia vita a tentare di fermare il fiume, ma il fiume continuava a scorrere. Adesso mi sono fermato sulla riva. Guardo il fiume. E il fiume continua a scorrere. Che stupenda visione!
febbraio: 2012 L M M G V S D « gen 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 Archivi

commossa osservo e ascolto….
chiudo gli occhi e rivedo quel dolce uomo che osserva il paesaggio silenzioso della neve che scende lenta oltre il balcone;
rivedo i lineamenti del volto distendersi lentamente… e poi…
un'intensa nevicata scompare nel mare o tra le imponenti montagne!
Che silenzio!