Esserci

Mi sono fermato

Respiro
Desiderio
Silenzio
 
La notte ha avvolto il mio corpo
 
C’ero anche io
Dentro
Osservavo
 
C’è tanta voglia di giocare, di nascondersi. Ci sono streghe, lupi e un desiderio di fuggire, lontano. Bisogno di calore. Un calore umano che il corpo presto dimentica. Un calore che è speranza e che si cerca di raggiungere a qualsiasi costo, ma che spesso l’illusione di essere adulti vieta.
Vedo bambini attorno a me. Che vogliono giocare, che aspettano e pretendono quell’amore che il loro ruolo gli vieta.
Si parla di adulti: io non ne ho mai conosciuti… Dove sono? Dove abitano? Chi per primo ha usato questa parola?
Crescere… Cosa significa? Lavorare forse? Ma è solo lo stesso gioco: prima monete di plastica, poi monete di metallo. Ma il gioco è lo stesso. O forse è diverso, ma è pur sempre un gioco.
Videogames di guerra… o guerra reale? Morti virtuali o morti autentici?
Giochi.
E la stessa voglia di protezione. Di calore.
Ma ora sei adulto: e non puoi… Ora sei una persona seria.
Illusioni.
Il bambino è là. Gioca e pretende attenzioni. Vorrebbe nascondersi, spera che arrivi presto la luce del giorno affinché il mostro dell’armadio scompaia.
Crescere: forse solo diventare più cinici. Forse solo essere più illusi: illusi di non essere più bambini.
Il corpo cresce, invecchia… Ma il bambino è sempre là: il bambino non è soggetto al tempo. Il bambino è uno stato perenne.
Il bambino è l’essere umano.
L’uomo nasce bambino e tenta in ogni modo di diventare “adulto”: si copre di maschere, etichette. E il tempo lo illude: il corpo cresce, ma il bambino è eterno. Rimane.
Il bambino è là: dentro. Tenta di superare gli inganni del tempo, tenta di sopravvivere attingendo a qualche parola gentile, a qualche forma di protezione che ancora gli arriva da qualche buco di quel corpo ormai incatenato all’idea.
L’idea.
L’idea, l’ideale. Roba per cui morire. Roba per cui uccidere.
Solo giochi della mente: l’idea della verità che ci spinge a umiliare il prossimo o ad amarlo, a seconda che collimi o meno con il nostro vissuto e con le nostre paure.
Bambini.
Oggi vedo bambini intorno a me: tutti pronti a giocare, tutti pronti ad elemosinare una carezza o un abbraccio. Ma tutti pronti a giurare di essere cresciuti.
Crescere.
Tutti questi bambini “cresciuti”: sono buffi, a volte assurdi. Usano armi vere per uccidere altri loro simili. Il tempo dei giochi, dicono, è lontano.
Usano monete vere per comprare le loro illusioni.
Illusioni: comprano l’aldilà perché non sopportano l’aldiquà. Sperano di tornare a giocare. E sostengono che questa speranza sia “adulta”… Sono proprio assurdi…
Qualcuno li ha allontanati con violenza dal paradiso terrestre: vogliono ritornarci. Qualcuno li ha illusi: gli ha detto che erano cresciuti e che l’infanzia non era più posto dove vivere: che dovevano andare via da casa.
“Sono le regole”: hanno detto… Le regole sociali e culturali, imposte da altri bambini violentati a loro volta da altri bambini e così via fino all’inizio dei tempi quando qualcuno decise di creare un conflitto fra corpo bambino e corpo adulto.
Ma il bambino è sempre là. Fa finta di essere cresciuto: usa monete vere per vestirsi “da grande”, usa le armi e non più i videogames, si diverte a controllare altri bambini o a governare intere popolazioni. Ha preso la patente e guida una vera macchina.
Beve veri alcolici  per dimenticare di essere ancora un bambino. Gioca a guardia e ladri…
Si arrabbia se le cose non vanno come dice lui. Si arrabbia con chi lo illude. Si arrabbia con se stesso. Perché si crede diverso. Diverso da prima.
E da vecchio rimpiange la giovinezza e spera in un nuovo paradiso terrestre. Dal quale verrà cacciato nuovamente e così in eterno.
La vita è breve, i giudizi sono tanti. Ma non sono mai reali.
Sono solo giudizi: parole o pensieri derivati da piccole e mediocri esperienze e conoscenze accumulate in pochi anni di “vita”.
Vita! Una vita passata a rincorrere illusioni. A nascondersi. A giocare “a vivere” o a fare la guerra…
Il giudizio limita.
Il giudizio limita chi giudica e chi viene giudicato.
Limita la libertà.
Il giudizio è sempre falso. Basato su verità personali la maggiori parte delle quali non sperimentate personalmente e, anche se sperimentate, inutili, poiché la verità personale non è applicabile all’esterno.
Non esistono verità assolute e quindi… perché discuterne? Perché uccidere, umiliare e sottomettere uomini, animali, piante e minerali in nome di qualcosa che non esiste?
Il tuo presente è frutto di infinite azioni passate tue e di chi, prima di te, ha contribuito a ciò che sta accadendo. Tentare di rimediare è ridicolo: prima di tutto perché non c’è nulla di sbagliato e secondo perché il passato non esiste più. C’è solo il suo frutto, il presente, che è già diventato seme per la prossima mossa.
Il presente è così fragile… E’ come un profumo che subito scompare. E subito ne riappare un altro.
Come un petalo che ha vita breve: il passato non esiste più, il presente è già passato. E’ come il fiume che scorre incessantemente.
Un profumo che è già entrato a far parte della memoria.
Non puoi coglierlo, non puoi farlo tuo. E’ come il ghiaccio che appena lo prendi diventa acqua…
Il presente è un istante.
La vita è un insieme di istanti.
Ma l’uomo non li vede: tende a raggruppare gli istanti passati nell’album dei ricordi che sfoglia in preda alla disperazione, colto da rimpianti e colpe di azioni che ha commesso solo nella sua immaginazione.
Il passato è immaginario.
E’ pura fantasia.
Esiste solo perché il cervello ha una funzione che si chiama memoria: una funzione necessaria e vitale. Ogni funzione del corpo è necessaria, ma solo se usata nel modo giusto.
Il corpo è posseduto dai pensieri, dalle idee, dalle paure, dalle aspirazioni… E’ insomma posseduto dal passato e dal futuro. Ogni azione, ogni singolo gesto deriva dall’incontro del passato (che è morto) col futuro (che non esiste).
L’uomo vive in quest’incubo o, se vi fa star meglio, in questo sogno. Sono solo parole.
Non riesce a cogliere il presente… Vorrebbe farlo suo.
Ma nulla ci appartiene.
Nemmeno questo corpo soggetto al tempo. Nemmeno questi pensieri e queste idee soggette alla cultura e al luogo in cui viviamo.
Si lotta per cambiare qualcosa, per cambiare se stessi o per cambiare gli altri. Ma non abbiamo alcun potere.
Tutto muta incessantemente senza il nostro ausilio. E’ una speranza, un desiderio: il controllo.
Addirittura parliamo di azioni “innaturali”: come se un uomo fosse capace di compiere azioni “al di fuori della sua stessa natura”. Alcuni dicono che gli omosessuali agiscano contro natura perché il fine ultimo è la riproduzione.
Illusioni! Speranze!
Il fine ultimo… Ci vantiamo di conoscere il fine ultimo! Di sapere il perché di ciò che ci sta accadendo.
Ma il presente deriva da azioni che si perpetuano da milioni di anni, forse da infiniti anni… trovare il capo della matassa è impossibile e dimostrare di averlo trovato è semplicemente ridicolo!
C’è la paura di morire, della fine eterna. Una paura che supera qualsiasi immaginazione: si è pronti a soffrire pur di non smettere di esistere.
Si è pronti a subire le più atroci torture: stupri, violenze… ma almeno questo ci fa sentire “esistenti”. Si è disposti ad andare all’inferno: meglio quello che scomparire per sempre dall’esistenza.
E ci si tormenta, si rimane nella stessa situazione, ci si aggrappa a un certo tipo di esistenza perché è l’unica cosa che conosciamo… Perché alla fine, cosa è la paura della morte se non la paura dell’ignoto?
Siamo disposti a soffrire nel nostro habitat, pur di non avventurarci in habitat sconosciuti: l’ignoto, la morte.
Ma in ogni istante moriamo. Ogni volta che il presente passa, moriamo. E rinasciamo nell’istante successivo.
La morte è l’ennesima illusione di chi vive nel passato. Di chi vive nella memoria e nei rimpianti, nelle idee e nei sensi di colpa.
Moriamo ad ogni istante eppure ci illudiamo che non sia così: giochiamo fra passato e futuro, timorosi dell’ignoto.
Ma l’ignoto è già qui.
Siamo già morti e siamo già rinati. Siamo immersi nel mistero.
Notte e giorno si susseguono senza tregua. Nessun punto di appoggio, nessuna consolazione eterna. Il mutamento incessante.
Stiamo qui a reprimere la vita, ignari che non è possibile reprimere alcunché.
Siamo già ciò che siamo. Nulla a cui aspirare.
L’osservare questo istante eterno… questa vita, successione eterna di istanti. Istanti sempre nuovi e freschi.
Come i petali del fiore più profumato che muore ad ogni secondo.
Una serie infinita di eventi apparentemente senza senso perché apparentemente senza senso è il passato dell’uomo, vittima di idee che ha eletto a Verità!
Ma non c’è alcuna Verità… solo esperienze e ricordi. Solo libri dentro cui qualcuno ha scritto la sua storia che non ha alcun senso, perché ogni storia trova il senso in sé e non all’esterno.
C’è solo questo istante: che è già passato ed ha lasciato il posto a questo nuovo istante. Come quei flash nelle discoteche che sono velocissimi… Ogni battito di luce ha già lasciato il posto a battiti successivi.
Iper-veloce come la vita e il tempo.
Ieri eri un bambino, oggi non più eppure sembrano passati pochi secondi. Ti sei perso qualche battito di luce, qualche flash. Mentre eri intento a rincorrere quelli già passati o quelli che ancora sarebbero dovuti arrivare. E che a volte non sono mai arrivati.
Il fiume scorreva impetuoso… hai cercato di tutto per fermarlo.
Hai provato.
Hai costruito dighe, ti sei sporcato le mani e la faccia di fango.
La violenza dell’acqua ha cancellato le tracce di sudore sulla tua fronte, ma io so che hai sudato.
I tuoi muscoli sono doloranti e finché hai respiro… il tuo corpo è massacrato. Eppure continui a tentare di fermare ciò che la tua mente ti dice potrebbe travolgerti.
Il mistero: sei già morto eppure continui a lottare per evitare di morire. Non ti sei accorto che il cuore ha cessato di battere e che l’aria ha smesso di entrare dentro di te. Sei ancora là.
A tentare. A fare violenza al fiume o meglio, a farti violenza visto che il fiume non si è fermato nemmeno un millesimo di secondo.
E sei là, con le tue idee. Con la tua cieca convinzione di sapere cosa sia giusto e cosa no. Di sapere dove sia la verità. Di sapere cosa sia bene o male.
Quella mela non l’hai mai mangiata: ti sei illuso di sapere, ma non hai mai saputo. Ti sei escluso dal paradiso terrestre in cui tenti di ritornare. E ti illudi di sapere che riaccadrà. Che vi ritornerai.
Ti illudi di aver conquistato la vita, ma sei già morto.
Ti illudi di poter andare contro natura: ma è impossibile perché tu ne fai parte. Di poter andare contro Dio… ma tu sei Dio.
Dio si è addormentato.
Ed ha sognato. Chiamalo sogno se ti fa piacere.
Ha sognato di possedere la verità: ha creato qualcosa perché non riusciva a stare solo. Si credeva adulto, ma era sempre lo stesso bambino. Voleva un po’ di affetto, un po’ di calore.
Ma è stato deluso. Le illusioni ti deludono sempre. E ha condannato colui dal quale si aspettava di poter essere compreso e amato.
Lo ha scacciato dal suo paradiso: è rimasto solo. Perché lui ha la verità. E la verità ci rende schiavi. Schiavi di un’idea. Schiavi del “come dovrebbe essere”. Schiavi di una paura infantile: del mostro nell’armadio.
Schiavi dell’ignoto. Con la speranza che prima o poi sorga di nuovo l’alba.
Ma l’alba è già qui.
Fermati.
Il giudizio ti ha accecato.
Non ci sono cose buone o cattive, cose belle o brutte.
Non puoi fare nulla di male. Sono solo giochi. Giochi della mente che in ogni istante muore e in ogni istante rinasce.
Giochi del sogno di cui sei divenuto schiavo.
Nessuna mela, nessun uomo da controllare. Nessun uomo da giudicare o consigliare.
Solo tu… Con un grande bisogno di essere amato.
Nessuno è mai cresciuto. Nessuno ha mai smesso di chiedere amore. Forse con le parole sì: hai smesso di chiedere. Ma le parole sono come il ghiaccio… Sono come il presente che è già passato.
Ostinarsi a credere di essere oltre… Questa lotta assurda contro il fiume. La lotta del tuo ego che a qualsiasi costo vuole proteggere ciò che non muore mai.
Ostinarsi in questa lotta illusoria. Stai solo dormendo.
E non ti rendi conto di avere già perso.
Io ti perdono: perché non sai quello che fai. Perché non sai.
Il perdono non è un atto di superiorità: è un atto di resa. Perdona solo colui che sa arrendersi all’evidenza. Solo colui che riesce a capire l’inutilità delle differenze.
Solo colui che scopre l’illusione.
Non c’è una verità… Forse puoi parlare di morale, ma veramente ti interessa? Qualcosa di capriccioso come il vento. Che muta incessantemente nel tempo e nei luoghi.
Fermati.
E osserva.
Osserva la violenza, la morte, le speranze, le ideologie. Osserva gli attimi di felicità e di noia. Osserva il dolore che sembra eterno. Osserva la paura dell’ignoto.
Osserva. Ignori completamente cosa sta accadendo. La tua miopia non ti fa scorgere nulla al di là del tuo naso: ma non c’è nulla di sbagliato. E’ una miopia costituzionale. Congenita.
Il giudizio cade, così come il passato e tutto ciò che a lui è correlato.
Perché è qualcosa di troppo grande. E tu non puoi controllarlo.
Essere Dio non significa controllare.
Essere Dio significa osservare.
Non hai alcun potere… ma hai un dono: l’osservazione. La consapevolezza: chiudere gli occhi e riuscire a sentire il respiro del mondo. Il respiro del silenzio che abita nell’universo.
E mai nessuno ti ha tradito… Stai solo dormendo.
Non c’è bisogno di una croce, non c’è bisogno di morire per porre fine alla morte. Morte e vita convivono nello stesso istante. Non c’è bisogno di costruire dighe.
Il fiume scorre, impetuoso.
E tu sulla riva… chiudi gli occhi. I segni sul tuo corpo sono scomparsi. Nessuno ha piantato chiodi nelle tue mani, nessuno ha scalfito il tuo costato.
Ora sei sulla riva.
Lo senti. Senti il rumore dell’acqua che sbatte sulle foglie degli alberi che tentano di bere.
Il sole sta asciugando i tuoi capelli. Il fango sta abbandonando il tuo volto e la tua pelle ricomincia a respirare.
Avvicina il pollice all’indice. Fallo ti prego. Lascia che i polpastrelli si sfiorino. Leggermente: ecco, quella è la vita. Hai speso migliaia di anni per comprendere cosa fosse… era solo lo sfiorarsi leggero dei tuoi polpastrelli. Nulla di più.
Di cosa hai paura? Sei già morto infinite volte… Non c’è niente da fare. Se apri gli occhi vedrai il fiume.
Lo stesso che hai tentato di fermare da quando esiste il mondo.
E’ ancora là. E non si è fermato: ed è questa la vita! Acqua che scorre, rumore di alberi, vento…
E tu, seduto là, senza poter fare nulla. Perché non puoi fare niente. E’ congenito.
Puoi solo limitarti a non modificare niente. Non puoi fare altrimenti.
Osservare è congenito: è l’unica cosa che puoi fare. Ma in realtà non puoi fare nemmeno quello.
L’osservazione accade e tu non puoi fare niente.
Non sei nemmemo un osservatore: l’osservazione accade. Sei l’osservazione. Ma forse non sei nemmeno quello. Non sei.
E questo non essere è pace.
Sei un fiume in piena, sei un albero… Sei una nuvola o una pietra. Sei l’acqua che ti bagna la faccia: dov’è la differenza? Sei la vita e sei la morte.
L’inspirazione e l’espirazione.
Sei l’arte che colora l’esistenza, sei necessario e sei inutile.
Sei libero.
Ma non libero di fare qualcosa o di non fare qualcosa.
Libero.
E se osservi, capirai cosa intendo. Perché è una cosa naturale. Ma la devi sperimentare… e l’hai già sperimentata perché sei tu.
Le parole si fermano qui, ora ci sei tu

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5 risposte a

  1. Melien scrive:


    Attenzione….Attenzione…
    E' in arrivo un uragano che rimarrà nella storia !
    Forti scariche d'abbracci,
    ondate piene d'affetto
    e una pioggia infinita d'Auguri!

    … Lasciati colpire, AUGURI!

  2. giuli1 scrive:

    semplicemente essere!!!

  3. ababarbra scrive:

    Siamo già morti e siamo già rinati. Siamo immersi nel mistero.

    adoro ciò che scrivi
    un bambino che muore e rinasce sempre come te

  4. ababarbra scrive:

    ogni volta che ti leggo
    sei cosa nuova
    poesia e vita
    come il fiume che scorre
    tra un battito d'ali
    ed un fruscio di foglia

  5. ababarbra scrive:

    grazie per il volo…
    vorrei avere le tue ali
    e so che me le puoi donare…
    anche in sogno
    e lì ti attenderò

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