Passaggio
Sento qualcosa: è il dolce suono del silenzio che sta con me nei momenti di sconforto.
Quando chiudo la porta: musiche rilassanti, movimenti dolci e lenti, profumi lontani…
A volte in me c’è rabbia e dolore. Ma forse in ognuno di noi c’è semplicemente ogni cosa.
Se butti una pietra in un lago c’è di sicuro una reazione: il lago non rimarrà fermo.
Poi tornerà al suo stato originario.
Allo stato originario siamo senza forma, inesistenti. Tutto è silenzio.
Poi un sasso… e tutto si muove. Si crea il suono e il movimento.
Sono stati dell’essere.
Anche il silenzio e l’immobilità sono stati.
In verità non c’è alcuna forma originaria: quando c’è il movimento c’è il movimento, quando c’è la quiete c’è la quiete.
Nessun origine, nessun termine.
Il problema sorge nella non accettazione, nel voler ricreare un momento passato o che non c’è mai stato.
Tutto muta incessantemente e non ci sono momenti uguali o più uguali ad altri.
L’immaginazione crea paradisi, divinità, speranze.
Ma questo porta solo a frustrazione poiché questo corpo muta: nasce, matura, muore.
C’è un bisogno di calma in me.
La metafora del ciclone è frutto dell’immaginazione: qualcosa che dentro è immobile, fuori si muove.
Non riesco a scrivere autobiografie: proprio non ce la faccio… Mi piacciono le metafore. Parlando del tutto parlo di me stesso… e del resto come potrebbe essere diverso? Non possiamo trattare ciò che non ci appartiene. Ma poi ogni cosa torna al proprio posto: perché abbiamo una radice comune.
L’oceano si solleva e modifica per via degli eventi esterni come il vento o i terremoti.
Io e te siamo lo stesso oceano, ma siamo diversi l’uno dall’altro per via degli eventi esterni.
Siamo onde diverse, qualcuno è più alto, qualcuno più tormentato, qualcuno più spaventoso.
La radice però è comune: altrimenti non si spiegherebbe l’empatia, lo stesso sentire.
Quando parlo o scrivo suscito qualcosa in te che parla della nostra radice comune.
Fra noi, non c’è alcuna differenza.
Ma cosa sono questi eventi esterni che danno forma alle onde, e le fanno “apparire” in certi modi piuttosto che in altri?
L’oceano è solo una metafora.
Che differenza corre fra onda e oceano? Una differenza apparente. Prima o poi l’onda torna nell’oceano da cui non si è mai separata.
Che cosa stai cercando quindi? Poiché già sei.
La ricerca crea solo dolore.
Stai cercando qualcosa che è impossibile da trovare: te stesso.
Da dove nasce il vento? Da dove nascono i terremoti che generano gli tsunami?
L’oceano è solo una metafora: il vento, i terremoti… nascono da noi stessi. Noi siamo il pianeta: i venti creano le forme nel mare, ma i venti nascono dentro il pianeta stesso.
Nulla è all’esterno che non sia già all’interno.
E che cosa è il pianeta? Un granello di universo…
Sono solo concetti limitati generati da menti limitate.
Servono a comprendere. Forse.
Noi non siamo solo un oceano o un pianeta o l’universo. Siamo il tutto e il nulla…
Poiché dove sta il nulla se non nel tutto?
E dove sta il tutto? Nel nulla.
Ora io guardo il cielo… Chi è questo “io” che guarda?
Una manifestazione infinitesima del tutto/nulla.
Le forme si succedono infinitamente e il tempo e lo spazio ne fanno parte.
Una pietra può vivere tanti anni prima di essere disgregata dall’atmosfera. Un uomo può vivere alcuni anni… Ma dove sta la differenza?
Non c’è nessuna differenza. Eppure ci sono mille differenze. Le differenze e le uguaglianze sono solo espressioni di un linguaggio che non può esprimersi totalmente
Come può una mosca descrivere l’universo? Per lei non esiste universo migliore che una zuccheriera nella quale nascondersi e ricoprirsi di piaceri dolcissimi.
Forse potrà descrivere una stanza, ma la sua attenzione sarà sempre verso quel piacere estremo.
Forse riuscirà a scappare dalla finestra, ma quanto universo potrà conoscere e di conseguenza descrivere?
E tu, quanto universo puoi descrivere?
Il sapere nasce dal limite: se ti poni un limite puoi descrivere ogni cosa. Se raggiungi l’universo, se senti di essere tutt’uno col suono e col silenzio… e so che almeno una volta hai provato ciò che sto esprimendo qui con un linguaggio troppo limitato.
Se senti di essere uno col silenzio e col rumore, il tuo sapere scomparirà. Che cosa mai potrai descrivere? Le parole saranno rimaste indietro anni luce. I tuoi sensi si saranno persi.
Che cosa accade quando nasce un’onda? Fermati sulla spiaggia: il vento soffia, l’onda sale e raggiunge un limite.
Tu osservi.
Poi l’onda si avvicina a te… ma ha paura. L’acqua ha paura della terra… E così pian piano si abbassa e scompare.
Tu osservi.
Così questo corpo: quando c’è, cosa accade? C’è un corpo e poi tutto quello che puoi vedere attorno a te. E’ come la mosca nella stanza… Può vedere tutto ciò che c’è anche se la sua attenzione è puntata sulla zuccheriera.
Così tu punti la tua attenzione verso il desiderio: perché ti senti limitato. Ma puoi anche vedere molto di più.
Chi desidera è colui che crede nei propri limiti: che cosa potrebbe fare la mosca senza il suo zucchero? Ma se potesse immaginare di essere una col tutto/nulla potrebbe fuggire da quella finestra e scoprire altri mondi.
Ma sono limiti.
Anche gli altri mondi sono limiti.
Non ha senso dire “sono il tutto/nulla”. E’ solo un’espressione limitata perché nasce da un linguaggio limitato.
L’unica cosa che la mosca potrebbe fare sarebbe rimanere in silenzio…
Al massimo potrebbe rimanere in silenzio…
Come quando sei così sorpreso che rimani senza fiato e immobile.
Quando questo corpo c’è, cosa accade? Ci sei tu e c’è il tutto e il nulla. Ci sei tu e c’è l’oceano con le sue immense onde. Ci sei tu, il silenzio e il suono.
Quando l’onda si ritrae cosa rimane? L’oceano.
Quando questo corpo non c’è più cosa accade? Accade Dio.
Mentre cammini ci sei tu, i tuoi desideri, il tuo sapere… ma quando non ci sei più c’è il tutto e c’è anche il nulla. Ma siccome nessuno può dargli un nome, allora esiste solo la purezza.
Come una perla bianca nelle profondità dell’oceano: perfetta e silenziosa.
Se sei sulla spiaggia, il mare può farti ricordare cose spiacevoli. Forse sei stato picchiato in riva al mare, forse il mare ha portato via qualcuno a te caro.
Ma quando tu non ci sei, allora rimane solo il mare.
Senza ricordi, senza giudizi.
Ecco cosa accade.
Quando questo corpo c’è, accade il giudizio. Ogni cosa appare in un certo modo: i sensi, le aspettative, i ricordi e la personalità servono a dare un colore alle cose. Servono a catalogare.
Quando questo corpo non c’è più, rimane solo la realtà. C’è solo libertà.
Non siamo più un onda. Siamo l’oceano.
E non siamo solo l’oceano, siamo anche il vento. Siamo l’universo. Siamo l’infinito tutto/nulla che muta in ogni istante.
Dio è questo: un uomo, una donna, un bambino, un fiore e tutti i fiori dell’universo contemporaneamente. E’ il tempo e l’eterno. E’ la nascita, la maturazione e la morte.
Non ha desideri, eppure desidera.
Egli è in ogni forma, si trasforma continuamente.
Egli è informe e rimane costantemente immobile.
Ricorda una cosa.
Eri sulla strada.
Io ero con te, al tuo fianco.
All’improvviso la campana, con un tocco, ha creato il tempo.
Hai alzato la testa.
Un tocco, e la tua testa si è alzata alla ricerca di quella campana che non vedevi.
Intanto il suono continuava ad affievolirsi.
E quando hai trovato la campana il suono era ormai scomparso.
Ma io ero sempre con te, al tuo fianco.
Io sono il silenzio che ti accompagna quando cammini lungo la strada polverosa e piena di sassi. O quando la neve scende lenta bagnandoti i capelli.
Senza di me non esiste alcun suono.
Quando la campana ha suonato io ero là anche se non mi vedevi: cercavi qualcos’altro.
Poi hai trovato ciò che cercavi, e così hai creduto di avermi perso.
Ma io sono sempre con te.
In verità io sono te e tu sei me.
Senza noi, nessun suono può esistere.
Noi siamo il suono e il silenzio.
Siamo ciò che cerchiamo e nulla è al di fuori di noi. Nulla è al nostro interno.
Tutto è sempre al proprio posto, anche se non c’è.
L’affanno e il dolore, la gioia e il piacere sono fenomeni mobili. Cercare e trovare: tutto fa parte di ciò che è e di ciò che non è mai stato.
Non condannare il giudizio: esiste quando esiste, cessa di esistere quando non deve esistere.
Tutto accade come il suono della campana.
Senso e non-senso esistono solamente nel linguaggio.
Ma anche il linguaggio fa parte dell’oceano: quando il vento soffia nell’orecchio ti porta le storie e i ricordi di chi è stato e di chi non è ancora arrivato.
Se credi sia giusto aspettare, aspetta. Altrimenti parti: l’attesa e l’azione producono lo stesso suono.
Quando osservo l’oceano, dallo scoglio più alto, mi perdo nell’unione fra cielo e acqua. Non vedo più niente, eppure esisto.
Quando non esisto, allora ogni cosa sta esistendo: ho solo lasciato un po’ più di spazio al mondo. Un mondo puro, non contaminato dalle parole.
Quando il suono di questo corpo si estingue, non aver paura. Non aver timore di avermi cercato nella direzione sbagliata. Io sono e non sono.
Perché sono te.
Finché tu ci sarai, anche io ci sarò. E quando non sarai, allora non saremo più.
Nulla nasce e nulla muore mai. Tutto nasce e tutto continuamente muore.
Ma queste sono solo parole.
Se chiudi gli occhi, capirai.
Il vento ha portato un petalo
Sul palmo della mia mano.
Non devo far altro
Che lasciarlo andare.
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e riprendo il volo…
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