Sei gli occhi dell’oceano delle mie emozioni… Auguri!
febbraio: 2012 L M M G V S D « gen 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 Archivi
Durante l'osservazione consapevole si crea una distanza fra la persona e l'individuo… Questa distanza è il silenzio
Il respiro è un maestro onesto: ti insegna che non puoi controllare nulla. Puoi forse controllarlo quando sei triste, arrabbiato, in preda alla paura o all'estremo della felicità? Il respiro è la vita: libera e senza limiti! Essere consapevoli del respiro è essere consapevoli dell'esistenza…
Meditare
Immagina che la tua casa stia andando a fuoco… tu stai dormendo.
Qualcuno ti chiama, urla, fa baccano… Per svegliarti. Gli stai a cuore, non vuole che tu arrostisca in quell’inferno. Ti svegli; un attimo per renderti conto di cosa sta succedendo; riesci a muoverti fra le fiamme e ad uscire fuori. Sei salvo.
Ma hai perso tutto. Non hai più una casa. Non hai più una famiglia. Non hai più niente.
Maledici colui che ti ha svegliato.
Pensate che Lazzaro fosse contento di essere stato resuscitato? La prima cosa che pensò fu: “ma chi glielo ha chiesto a questo qui di riportarmi in vita? Con tutti i problemi che ho… mi mancava solo questa! Che sfiga!”.
Oggi giorno si parla molto di meditazione… E’ diventata una moda.
Ma in realtà la meditazione c’è sempre stata… Solo che noi, qui in occidente, la chiamavamo preghiera.
Ora si chiama meditazione, ché fa più figo.
Un tempo si pregava per rimanere in salute, per chiedere a Dio (o a qualcun altro) di guarire o di ottenere qualche favore particolare: soldi, amore, cibo.
Ci si inginocchiava, magari davanti all’altare di qualche santo famoso, si chiudevano gli occhi e si pensava intensamente al proprio problema.
Le cose richieste erano le più disparate: soldi, amore e salute, ma anche cose un po’ più delicate e private.
Oggi la situazione non è cambiata. Però al posto di inginocchiarsi su qualche pavimento polveroso, si preferisce andare in una sala zen dotata di aria condizionata, incenso e musica rilassante, sedendosi in una posizione yoga e concentrandosi in mezzo alla fronte dove si dice ci sia il famoso terzo occhio, la porta dell’ignoto.
Chi non può permettersi simili comfort, continua ad andare in chiesa a prostarsi davanti al proprio santo preferito servendosi di un bel rosario in legno di rosa.
Chi proprio non ce la fa, rimane a casa e accende una candela oppure si accontenta di fissare un’immaginetta o ancora chiude gli occhi e tenta l’ultima disperata invocazione. L’ultima carta.
Le cose non sono cambiate.
Cambiano i modi, ma non i fini.
E non c’è nulla di male. Nella speranza.
Forse senza l’aiuto della speranza ci saremmo già estinti molto tempo fa…
Forse anche gli animali credono in qualcosa. In qualcosa di diverso da ciò che è.
Forse il non accettarsi accomuna tutti gli esseri. E forse è proprio questo che dà vita all’evoluzione.
L’evoluzione verso qualcosa di imprecisato e oscuro, ma verso cui tutti tendono.
Un qualcosa di indefinito, ma che nell’immaginario collettivo appare, in un certo qual modo, positivo. La vita eterna, la felicità perpetua, l’assenza permanente di dolore.
Felicità che è estremamente soggettiva: il sadico sogna un paradiso con qualcuno da sottomettere, il masochista crede in un futuro pieno di sadici.
Eppure tutti concordi nel fatto che, questo futuro, debba in qualche modo essere una realizzazione delle proprie aspettative (giuste o sbagliate che siano… ma a chi importa? Del resto “giusto” e “sbagliato” sono termini soggettivi).
Così la preghiera e la meditazione diventano strumenti per realizzare la speranza.
Medito per avere più successo, per ottenere la tranquillità, per risolvere i miei problemi finanziari, per essere in salute, per ottenere una buona morte, per guadagnare il paradiso (o qualcosa che comunque mi permetta di stare sereno almeno “nella vita successiva”).
Ognuno ha le sue idee.
Ognuno crede in ciò che gli fa più comodo.
Riesci a vivere il presente? Forse non sappiamo di cosa stiamo parlando.
Stiamo piantando un albero di cui forse non vedremo mai i frutti. Perché si sa: un albero ci mette tanto a crescere. Più l’albero è bello, più è maestoso, più tempo ci vorrà. Ed inoltre un albero bello ha bisogno di molte cure perché, almeno all’inizio, è molto fragile.
Ecco quello che stiamo facendo: visto che il sole ci dava fastidio abbiamo messo da parte del denaro. Finalmente dopo dieci siamo riusciti ad arrivare ad un bel gruzzoletto che ci ha permesso di comprare un bel pezzetto di terreno e un seme.
Abbiamo piantato il seme ed abbiamo aspettato.
Ogni giorno, con fatica, speranza e dedizione abbiamo annaffiato il nostro seme, tenuto lontani gli uccelli per evitare che lo mangiassero, usato il miglior concime e i migliori attrezzi… intanto, nella nostra mente, l’albero era già alto e finalmente ci riparava dai raggi del sole cocente.
Ma sarebbero dovuti passare molti altri anni per vedere il nostro piccolo albero che con fatica si sarebbe allungato verso il cielo ricoprendosi di foglie.
E quando un giorno, aprendo gli occhi, ci saremmo accorti che l’albero stava oscurando il cielo, guardandoci in uno specchio avremmo visto le rughe solcare il nostro volto, la pelle imbrunita, le gambe ormai prive di forza… ci saremmo distesi sotto il nostro albero e ci saremo addormentati per sempre per sempre.
Questa è la vita: un sogno che si realizza quando non ce ne è più bisogno. Quando è ormai inutile.
Io credo che la meditazione, la preghiera… non siano gli attrezzi per far crescere un albero.
O meglio: credo siano gli attrezzi sbagliati. Certo poi ognuno può utilizzarli come gli pare. Un cacciavite non serve solo per avvitare o svitare, ma anche per disegnare su un muro bianco in assenza di matite.
Se c’è caldo, se il sole ti dà fastidio, forse dovresti cercare una soluzione più rapida. Perché il problema della vita non è come sfuggire al caldo. Il problema principale è capire cosa sia la vita. Se non lo sai, è inutile far crescere un albero sperando di vivere meglio. Il problema non si pone nemmeno. Se non sai cosa sia “vivere”, al 99.9% non sai cosa sia “vivere meglio”.
Ma la gente non si preoccupa di vivere. Si preoccupa solo di vivere meglio.
E’ un paradosso.
Sarebbe come dire: “davanti casa voglio che venga costruito un bellissimo ponte!”. Ma se non sai cosa sia un ponte… Prima magari informati e poi vedrai se sia il caso di mettere un ponte davanti casa (anche bello) o se sia meglio mettere una siepe o un laghetto.
La meditazione e la preghiera sono come quell’uomo che ha risvegliato Lazzaro o che ti ha urlato affinché tu ti svegliassi, preoccupato delle conseguenze di un incendio sulla tua persona.
Non sono strumenti per ottenere qualcosa.
Possono risvegliarti certo… ma sei sicuro che una volta sveglio ti riterrai soddisfatto di ciò che è? Magari ti ritroverai senza una casa, senza una famiglia, con i mille problemi di prima (e forse anche di più)… E maledirai chi ha compiuto “il miracolo” di donarti la vita.
Dopo sessanta anni impiegati ad aspettare la crescita del tuo albero, saresti felice se arrivasse qualcuno che strappasse la pianta ancora non matura e ti donasse un ombrellone? Come minimo gli spareresti, e probabilmente avresti tutte le ragioni del mondo.
La meditazione o la preghiera non sono strumenti.
Sono la tua natura: è come dire che sei un uomo. La preghiera o la meditazione sono la tua essenza. Sono dentro di te. Sono ciò che già sei.
Ma accettare di essere già arrivato… accettare di essere già evoluto… accettare di essere perfetto per come sei… ti farebbe sentire realizzato? O forse sentiresti che ti manca ancora qualcosa o che manca qualcosa nel mondo?
La preghiera e la meditazione non sono un mezzo, ma sono un’accettazione di ciò che è. Accettazione non in senso negativo… non nel senso che non c’è più speranza. Accettazione nel senso di ringraziamento.
Perché è già tutto perfetto così. La vita è qui. E non c’è bisogno di un albero, basta un ombrellone.
Ma siamo pronti per accettarlo?
La casa è bruciata… e ora?
La meditazione è osservare ciò che è. E non c’è alcun fine. Non si può dire “prego Dio per ottenere un po’ di serenità”. Si può solo dire “prego” o “medito” o “vivo”. E’ un fenomeno che si sta schiudendo in questo preciso istante.
Come l’albero quando spunta dalla terra: in quel momento, non si può dire nulla. Si può solo osservare… magari trattenendo il fiato per l’emozione.
Non si può fare nulla per accelerare il processo. E anche se si potesse: chi vorrebbe accelerare questo processo? Sarebbe una bestemmia! Un insulto alla bellezza!
Quella gemma che sta apprendo dal terreno è la vita… E nessuno ha il diritto di farne “il suo progetto”. Forse arriverà a proteggerci dal sole, ma chi lo può dire? E soprattutto, a chi potrebbe interessare? C’è qualcosa di più importante: la vita.
La meditazione o la preghiera non sono strumenti per vivere meglio.
Anzi non sono affatto strumenti!
Quell’attimo in cui una puntina verde spunta dalla terra e noi siamo là, emozionati, senza riuscire a dire nulla e nemmeno a respirare… beh, questo è meditazione.
Scimmie
Si passa il tempo a cercare di essere ciò che non si è… Ecco la principale attività della natura. Lo sapeva anche Darwin: le scimmie si sono impegnate così tanto che nel loro DNA è accaduto qualcosa ed è nato l‘uomo.
Che fatica! Pensa ad una scimmia che cerca in tutti i modi di diventare “migliore”. E poi una mutazione genetica e… zac! E’ fatta! E’ nato l’uomo.
Una scimmia che diventa qualcosa di migliore… forse è solo diventata qualcosa di diverso. Se avesse voluto veramente diventare qualcosa di migliore magari si sarebbe trasformata in elefante. Forse non si è impegnata poi più di tanto… La società degli elefanti è una società intelligente, pacifica, dove ogni membro si adopera per il bene comune. Non a caso la società degli elefanti è matriarcale.
Ma forse ci viene difficile realizzare che una scimmia possa diventare un elefante… Ha da organizzarsi bene: farsi crescere le zanne, la proboscide, le orecchie. Si fa prima a diventare uomo. C’è solo da assumere una posizione un po’ più eretta, perdere qualche pelo e imparare qualcosa di matematica e geografia.
La matematica serve a capire quando qualcuno ti vuole fregare i soldi dalla carta di credito e la geografia serve a delimitare i propri spazi. Poi basta imparare a costruire qualche bomba per tenere lontano gli estranei dal proprio giardino e inventare le automobili per portarti al lavoro o dal dentista.
Non è troppo complesso.
Non è troppo complesso fare l’uomo.
La mattina ti svegli e scopri di non abitare più nella foresta, ma in una immensa metropoli dove gli ascensori hanno preso il posto delle liane.
Ci sono le fogne, l’asfalto rovente, lo smog. E un po’ più in là c’è la spiaggia piena di ombrelloni dove gli uomini hanno inventato la tintarella: ti metti sulla spiaggia e aspetti un po’ finchè la pelle non puzza di bruciato. A quel punto puoi alzarti (o anche rimanere sulla spiaggia) o fare un tuffo nel mare che intanto è pieno di petrolio perché per riuscire a bruciarsi gli uomini devono guadagnare soldi. I soldi sono pezzi di carta colorata.
Per avere questi pezzi di carta colorata bisogna andare al lavoro ogni mattina in automobile e per far camminare l’automobile serve la benzina che deriva dal petrolio.
Ma in realtà il petrolio serve a fare molte altre cose… Per esempio lo mettono nel sapone, serve per dare energia elettrica e mille altre cose.
Senza tutto ciò l’uomo non esisterebbe.
Credo però che non ci stiano dicendo tutta la verità.
Io credo che la matematica, la geografia, i soldi, le carte di credito, le bombe, le automobili, le fogne, l’asfalto rovente, lo smog, gli ombrelloni, il petrolio, gli ascensori, il sapone, l’energia elettrica siano nati prima dell’uomo.
E credo che anche il lavoro, la tintarella e perfino i dentisti siano venuti prima dell’uomo.
Prima dell’uomo c’erano molte cose. Poi è arrivato l’uomo e si è trovato davanti tutto questo ben di dio. Pure il debito pubblico.
Però se accendi la TV (anch’essa c’era già prima che arrivasse l’uomo) ti dicono che non è così. Ti dicono che se c’è lo smog o se ci sono gli ascensori è colpa dell’uomo.
Ormai è una costante: qualsiasi cosa esista è colpa dell’uomo. Ti dicono pure che per colpa tua è dovuto arrivare un certo Gesù che si è fatto pure ammazzare (sempre per colpa tua). Per colpa tua c’è il buco nell’ozono, i bambini affamati in Africa, le piogge acide e i terremoti.
E non si fermano qui! Dicono che per colpa tua ci sarà pure la fine del mondo… Cioè per colpa tua fanno pure previsioni!
E così si passa il tempo a cercare di essere ciò che non si è… Lo hanno fatto le scimmie che sono diventate uomini (e secondo me lo hanno fatto perché anche loro si sentivano colpevoli).
E in che cosa ci trasformeremmo? La mutazione è già cominciata. Se hai fatto caso in questi ultimi tempi non si fa altro che parlare di alieni: secondo me questi “alieni” non sono abitanti di altri mondi come qualcuno ci vuol fare credere. Sono gli uomini che per diventare qualcosa di “migliore” ci stanno riuscendo. O meglio: ci sono già riusciti.
Ma l’uomo non scomparirà, non preoccuparti. Magari ci metteranno in qualche zoo come fanno ora con le scimmie. Ci studieranno e si domanderanno come mai una razza tanto stupida è diventata così “perfetta”. Così perfetta… Ma avete visto gli alieni? Cavolo, ma non ci potevamo evolvere in qualcosa di meglio? Almeno le scimmie hanno avuto il buon gusto di farsi cadere tutti quei peli! E invece noi? Ci sforziamo tanto per assomigliare ad E.T.? Mah… Speriamo almeno siano più intelligenti.
Rimango sempre dell’idea che la cosa migliore sarebbe stata l’evoluzione in elefanti…
Ma ormai è tardi. Il processo è cominciato.
Insomma fra duemila anni ci saranno alieni che si vanteranno di aver inventati automobili, ascensori, spiagge, smog, energia eolica e dentisti senza sapere che c’erano pure prima.
Il problema forse è solo uno: cercare di diventare migliori. I batteri lo hanno fatto e sono diventati pesci… I pesci erano migliori dei batteri? Ho i miei dubbi… Devono nuotare, non possono mai uscire dall’acqua sennò si bruciano e cose simili. Poi sono arrivati i rettili tipo i coccodrilli: ma saranno veramente migliori dei pesci? Con quei denti, quella voglia di stritolare le loro vittime… Non saprei. Poi c’erano i dinosauri che per fortuna prima di evolversi sono stati distrutti dalla pioggia di meteoriti (o da qualche evento non meglio precisato).
Cavolo se i dinosauri si fossero evoluti ci sarebbe stato da ridere… Insomma insetti, rane, gorilla, draghi, samurai, uomini… Tutti con questa fissa di voler migliorare. E ci si ritrova con gli alieni! Non oso pensare quale sarà il prossimo scalino evolutivo…
Se vado in libreria rimango sempre più sconvolto: ci sono scaffali enormi contenenti libri per farti migliorare… farti migliorare in qualsiasi modo ed in qualsiasi campo! Migliorare in cucina, nei rapporti con gli altri, al lavoro. Libri di auto-aiuto, channeling, yoga. Manuali che ti insegnano a pattinare, a giocare a calcio, a tirare sassi con la fionda. Poi ultimamente c’è il boom di quei libri che ti aiutano a realizzare qualunque sogno: basta chiedere all‘universo! Insomma libri che ancora una volta ti dicono che così come sei non va bene, che sarebbe meglio tu guadagnassi di più, che sarebbe meglio tu conoscessi almeno cento posizioni in più per godere a letto, che sarebbe meglio che tu… migliorassi!
E anche internet non scherza: corsi di tutti i tipi! Impara l’aramaico o l’esperanto (ma a che serve?), l’ipnosi, la PNL, i pilates (che è difficile pure pronunciarli), la meditazione trascendentale, il controllo del respiro.
Poi vai in farmacia e cosa trovi? Due miliardi di prodotti per dormire quando non hai sonno, per stare sveglio quando vorresti dormire, per mangiare quando non hai fame e per stare a digiuno se ce l’hai…
Non mi stupisco affatto se proprio in questo periodo si stia passando al prossimo salto evolutivo! Siamo così convinti che dobbiamo cambiare che anche il DNA si sta adattando ed è comparsa una nuova specie “più evoluta“.
La parola d’ordine è “migliorare”… Ma siamo poi così sicuri che miglioreremo? O forse, come le scimmie, daremo semplicemente vita a qualcos’altro? A qualcosa di nuovo?
Oggi la vera sfida non è migliorare.
Vuoi forse diventare Dio?
Vuoi diventare un essere spirituale?
Vuoi diventare un illuminato?
Mi sembra che la vera sfida oggi sia “rimanere ciò che si è”. Ti sfido a rimanere ciò che sei; a sederti su una sedia e a non fare niente senza che ti sorgano pensieri del tipo “potrei migliorare il mio aspetto”, “potrei pulire casa”, “potrei…” insomma potrei fare qualsiasi cosa tranne che essere qui senza fare niente e rimanere per un attimo ciò che sono. Una bella sfida!
Una sfida dura soprattutto se si pensa a quanto tu sia condizionato dal fatto di sapere che non sei ciò che dovresti essere… ma devi migliorare, a qualsiasi costo.
Non sei più un essere umano, ma sei un senso di colpa.
Non ti sei stancato di andare a letto la sera e dire che domani sarà un giorno migliore o di alzarti la mattina ripetendoti che sarà diverso?
Ci sono le guerre, gli omicidi, l’inquinamento… cose che ci sono sempre state. Come la TV, gli ascensori o la tintarella. Cambiano i nomi forse, ma il succo rimane lo stesso.
E non mi pare che dai tempi dei microbi ci sia stata tutto questo miglioramento: i batteri tentavano di sopravvivere sviluppando veleni o resistenze sempre più potenti, mentre oggi si cerca di sopravvivere con le guerre, il petrolio, la lotta di classe e chi più ne ha più ne metta.
Forse ti credi migliore di un microbo solo perché ahai pagato 10000 dollari per capire la legge di attrazione, ma anche lui l’ha fatto a suo tempo e dopo alcuni salti evolutivi è diventato umano.
Diventare alieno non mi interessa.
Voglio riuscire finalmente a stare immobile, senza rimorsi per il fatto che “sarei potuto essere migliore”.
Ormai di alieni il mondo ne è pieno: alcuni stanno sulle astronavi, altri li hanno già ricoverati.
Se poi un giorno mi metteranno allo zoo e mi tireranno noccioline non credo sarà poi così male: le noccioline, prese prima di andare a letto, assicurano un sonno tranquillo.
La natura si prenderà cura di te.
L’unica cosa da fare ora è cercare di non migliorare. Cercare di rimanere così.
Non è semplice.
E’ la più grande delle sfide.
Ama il tuo prossimo
Una volta mi veniva più automatico. Mi mettevo là e le parole cominciavano a fluire da sole. Non so se succede ancora… Ci provo. Forse è passato un po’ di tempo o forse è solo questione di abitudine. Cattive abitudini: come quelle del fumo… O magari buone abitudini come quella, si dice, di bere almeno 2 litri di acqua al giorno ché fa bene. Ti depura l’organismo.
Sì, oggi è un po’ diverso. Forse una volta era anche più comodo. Forse devo cambiare posizione.
Una volta lo credevo anche io: ci sono cose che non possono accadere per caso. Sono così calibrate, così precise, che ci deve essere la mano di un essere superiore.
Oggi però non saprei dirlo. Oggi mi sfuggono tante cose: c’era un modo prima, un modo per indirizzare le idee. Quando qualche idea ancora c’era . Oggi cerco di mangiare noci perchè dicono facciano bene alla memoria: beh a volte dimentico di prenderle, ma credo faccia parte della terapia.
Gli omega 3 fanno bene al cervelloe si trovano nelle noci, ma anche nello sgombro e nelle acciughe. Certo poi ti rompi le palle… Sempre acciughe, sgombro e noci… Diventa una vita quasi vuota.
E insomma tanto per riprendere le fila del nostro discorso: sembra a volte che le parole escano così. Dalla penna, dal cuore o dalla bocca. Leggevo oggi che un tale diceva che non è importante ciò che entra nel corpo, ma ciò che esce dalla bocca. Beh finche sono cose neutre ci si può anche stare. Ma a volte l’alito è veramente pesante: c’è gente che dice proprio stronzate. Si sente dall’odore.
Una volta era veramente più comodo: forse le sedie erano diverse… fatto sta che fluiva tutto nel giusto modo e le cose sembravano veramente straordinarie.
Il passato può apparire sempre un po’ più comodo, se non altro è passato. Un po’ come i morti che sono tutti santi: in vita puoi essere stato il peggior mascalzone di tutti i tempi, ma una volta morto la faccenda cambia. C’è rispetto verso la morte. C’è un sacro rispetto verso il passato: ciò che è stato è qualcosa che è esistito. Così almeno afferma qualche storico (magari pagato da qualche politico per metterne in luce la gloria e le virtù).
Sì il passato lo puoi toccare, ci puoi fare l’amore… Con Alain Delon ci puoi fare l’amore, ma non puoi fare l’amore con il prossimo presidente della Repubblica perchè non sai chi sarà ( io però qualche sospetto ce l’ho, ma comunque è troppo vecchio per fare sesso… o no?).
Col futuro ci fai poco: sì lo puoi immaginare, ma non è la stessa cosa. Ti serve qualcosa di tangibile. Anche se non esiste più puoi sempre dire "beh, però è esistito". Invece il futuro… chissà.
Insomma in passato era più facile: è normale, è accaduto e quindi sembra più facile. Le parole arrivavano come portate dal vento… Potrei scriverci su un libro! Ma mi risulterebbe difficile… Le noci servono a ricordare meglio. A ricordare che era meglio. A ricordare che era meglio prima. Così anche il povero sgombro finito in scatoletta e osannato dai posteri per le sue gesta gloriose narrate da qualche pescatore. C’è questa brutta abitudine… di ricordare con rispetto il passato. Quasi dovesse insegnarci chissà cosa.
Non sono uno di quelli che vi dirà che si deve imparare dal passato. Nessuno lo ha mai fatto e non credo di essere io il primo a dover imparare qualcosa. Le noci mi servono per altri motivi. Lo schiacciarle è catartico così come aprire le scatolette di pesce o svitare i barattoli di acciughe. E’ quasi più bello aprire le confezioni che usarne il contenuto.
Un po’ come l’uovo di Pasqua o i regali: la confezione è così bella… E’ un po’ come il passato o come un morto. Da venerare. Una volta che apri la scatola, cosa ti rimane? Secondo me dovrebbero proibire per legge di incartare i regali ed evitare così reliquie di qualsiasi genere.
Ma non divaghiamo.
Non amo il passato, non amo santificare le feste o qualche individuo vissuto in qualche tempo ormai trascorso chiuso in chissà quale scatola natalizia. Amo svitare barattoli, schiacciare noci e anche aprire scatolette di ogni tipo. E non per trovarci chissà cosa dentro. Perchè all’incirca sai sempre cosa c’è dentro. Perchè il caso non esiste. Le cose sono troppo precise per credere al caso.
Ma sono solo scatolette… Contengono filosofia spicciola.
In realtà il caso premia sempre i vincenti. Guardate il superenalotto: sarà un caso vincere miliardi però lo Stato vince sempre… come mai? Il caso premia i vincenti. E a volte, raramente, anche qualche perdente. E in quest’ultimo caso lo chiamano fortuna.
Gli uomini ne inventano di tutti i colori.
Idee me ne rimangono poche, ma non do la colpa ad una dieta povera in noci… Non credo neanche sia colpa del povero sgombro o delle piccole acciughe che ignare del proprio destino, santificando il loro glorioso passato si sono ritrovati in una scatoletta pronte per essere mangiate sotto l’albero di natale di qualche famiglia a cui il caso ha permesso una ragguardevole vincita.
Le idee sono andate via…
Ma quelle vanno e vengono non è questo il problema.
E il problema non sta nemmeno nel passato o nel caso, perchè personalmente non me ne faccio nulla nè dell’uno nè dell’altro. Sono uno qualunque. Non sono un eroe nè colui che vi salverà.
Mi piacerebbe lasciarmi andare come l’acqua che a litri invade il vostro stomaco… Quell’acqua che non conosce assolutamente la sua funzione depuratrice.
Mi piacerebbe lasciarmi andare come le parole che escono senza senso, per caso.
Ma la cosa fondamentale che voglio che sappiate è che tutto questo lo faccio per colei che amo e di cui, non per caso, odio i vicini di casa.
Perchè cazzo, come si fanno a dire certe stronzate?
L’erba del vicino è sempre più verde, diceva qualcuno. A me non pare.
Mi pare piuttosto che forse, a volte, al posto di mangiare omega 3, fare attività fisica, e bere acqua per purificarsi, sarebbe meglio che quell’erba così verde se la fumassero. Forse riacquisterebbero il senno e la smetterebbero di santificare i morti. Perchè la vita è qui, è ora e nessun morto te la può riportare dal passato.
Attenti al vostro prossimo… attenti ai vicini di casa: essi non sanno quello che fanno!
"Accetta te stesso. Rispetta te stesso. Lascia che la tua natura segua il suo corso. Non forzare, non reprimere. Dubita, perchè il dubbio non è un peccato, ma un segno di intelligenza. Dubita e continua a ricercare fino a quando arriverai a scoprire" Osho